I CITTADINI LOMBARDI TRATTATI COME TERRONI. CONTRO LA LEGA LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO.

Questa volta Salvini non ha indossato una maglietta con la scritta “No al Canton Ticino” o “Abbasso le discriminazioni contro i padani”. Anzi, si è nascosto dietro il governo italiano che ha convocato l’ambasciatore della repubblica elvetica per una protesta ufficiale.
Come è noto, il presidente del Canton Ticino ha imposto ai lavoratori italiani transfrontalieri che ogni giorno dalla Lombardia vanno a lavorare in Svizzera l’obbligo di esibire il casellario giudiziario.
Una misura vessatoria adottata in palese violazione degli accordi europei sulla libera circolazione delle persone.
Più che legittima, quindi, la protesta della Farnesina.
Ma, al di là delle proteste e delle norme sulla libera circolazione, l’episodio ha un significato ben più profondo. La Lega che ha fondato le sue fortune sui pregiudizi e sugli insulti razziali e territoriali, che considera tutti i meridionali, e, ovviamente, anche gli africani e i musulmani, dei potenziali criminali, subisce ora l’affronto che i cittadini della Lombardia sono considerati dei soggetti a rischio ai quali chiedere in via preventiva e generalizzata, senza alcuna motivazione specifica, il casellario giudiziario per l’accesso in Svizzera. E lo subisce da un politico, il presidente in carica del Canton Ticino che, ovviamente, è di fede leghista.
Il che dimostra, ancora una volta, che, per quanto uno possa essere un bianco nordico al 100%  senza contaminazioni terroniche, simile agli ariani puri di una certa tradizione sepolta dalla storia, ci sarà sempre qualcuno più a nord di lui che lo considererà un terrone.
Considerazioni che, ovviamente, non esimono da una completa solidarietà ai lavoratori coinvolti che subiscono, sulla loro pelle, i disagi di una palese e ingiustificata discriminazione. lavoratori che, ne siamo certi, d’ora in poi, guarderanno con maggiore perplessità le sceneggiate di Salvini contro Roma ladrona, contro i meridionali, contro i musulmani e contro tutti i diversi che è uno dei punti forti della azione politica del leader leghista.                                                                                                            (andrea daniro)