GLI ITALIANI CHIEDONO RIGORE MORALE. DOPO LA DE GIROLAMO ATTESE LE DIMISSIONI DI MASTRAPASQUA

Nunzia De Girolamo
Le dimissioni di Nunzia De Girolamo sono una buona notizia per il Paese e potrebbero essere un fatto positivo anche per il governo.
La vicenda che ha coinvolto la ministra dell’Agricoltura, al di là di eventuali risvolti di carattere giudiziario, é grave sul piano politico e sul piano etico.
Non é ammissibile che un Ente pubblico come una ASL che è deputata a gestire il settore più delicato che esista, quello della sanità, venga guidata da un direttorio politico del quale fanno parte, accanto ai dirigenti legittimamente investiti delle loro funzioni, politici che non dovrebbero avere alcun ruolo in quegli enti.
Non è accettabile che il Direttore Generale di una Azienda sanitaria che dovrebbe operare solo nell’interesse degli assistiti, dichiari di dovere la propria carica a una persona estranea alle procedure di nomina e faccia professioni di fedeltà alla stessa mentre dovrebbe preoccuparsi soltanto della efficienza della struttura che dirige e rispondere agli organi che sovrintendono alla sanità,
La De Girolamo lamenta di non essere stata difesa dal governo di cui fa parte.  Crediamo che i cittadini apprezzeranno che l’Esecutivo abbia evitato di impegnarsi in una difesa apodittica di un proprio membro, che non avrebbe avuto altro risultato che inasprire ulteriormente la pubblica opinione già esacerbata dagli abusi e dalle deviazioni di cui tanti politici si sono macchiati.
D’altronde, per una vicenda molto meno traumatica che non ha avuto alcun seguito di carattere giudiziario, aveva dato le dimissioni, qualche mese fa, un altro ministro, Josefa Idem.
L’Esecutivo deve continuare su questo percorso. L’unico modo per la politica di recuperare credibilità è applicare un metro di valutazione molto rigoroso verso i propri membri, onde superare un pregiudizio ormai radicato nella pubblica opinione. Pregiudizio alimentato da strumentalizzazioni interessate ma che, sicuramente, trae origine da abusi, errori e comportamenti non consoni al ruolo e alle responsabilità di cui la classe politica si è resa responsabile.
L’art. 54 della Costituzione “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” giustamente richiamato a proposito del caso Berlusconi non vale solo per Berlusconi ma deve valere per tutti gli amministratori pubblici ad ogni livello.
In tale contesto, di fronte a comportamenti non ortodossi in un settore sensibile come la sanità non è consentita alcuna tolleranza o indulgenza anche perché nel momento in cui i cittadini sono chiamati a sacrifici sempre più pesanti è doveroso che i responsabili della cosa pubblica siano esemplari per onestà, correttezza e dedizione al bene comune.  
La De Girolamo era indifendibile a prescindere da qualsiasi considerazione su sue eventuali responsabilità sul piano giudiziario e bene ha fatto il governo a non spendersi in una battaglia che giustamente sarebbe stata considerata una ulteriore manifestazione di  arroganza di casta.
Però, l’effetto sarà positivo solo se il caso De Girolamo servirà a stabilire un principio che, d’ora in poi, dovrà essere inderogabile e immodificabile per tutti. 
Se la De Girolamo e la Idem si sono dimesse più o meno spontaneamente, in futuro non potrà esserci alcuna esitazione per altri personaggi che dovessero finire nell’occhio del ciclone.
Solo dalla applicazione di principi di grande rigore che vadano ben al di là della verifica giudiziaria può iniziare la riduzione dello spread che divide la classe politica dall’elettorato.
Rigore che deve essere applicato senza alcuna eccezione e con estrema rapidità, senza tentennamenti e senza solidarietà di ufficio che, peraltro, spesso in passato si sono rivelate, magari a distanza solo di qualche settimana assolutamente avventate.
Rigore e regole che devono valere non solo per i politici ma anche per la vera super casta, costituita da quei manager di stato che passano da una carica all’altra senza soluzione di continuità, che sono allergici alle responsabilità ma molto sensibili alle prebende e ai privilegi.
Il caso Mastrapasqua giunge a proposito e sarà la cartina di tornasole per dimostrare che anche nell’alta amministrazione non esistono intoccabili. 
Non sappiamo, allo stato dei fatti, se saranno accertate a carico del manager INPS responsabilità penali o contabili per la vicenda nella quale è coinvolto.
Ma un Presidente sospettato non può rimanere alla guida dell’Ente che gestisce la previdenza di tutti gli italiani. E che la gestisce con grande rigore nei confronti dei pensionati, degli esodati e dei lavoratori. 
I cittadini hanno il diritto di chiedere che lo stesso rigore sia applicato anche ai manager dell’Istituto. E il governo ha il dovere di assumere posizioni in sintonia con le attese dei cittadini.