GLI INSEGNAMENTI DELLO SCANDALO VATILEAKS 2. LIBERARSI DELLE CHAOUQUI ANNIDATE NELLO STATO ITALIANO

Papa Bergoglio

Anche il Papa ha dovuto ammettere che è stato un errore la nomina di Mons. Balda e di Francesca Chaouqui nella Commissione per la riforma delle finanze vaticane. Errore che se ha delle giustificazioni per Balda, dati i ruoli ricoperti in precedenza, non ne ha nessuna  per la Chaouqui, il cui background ha lasciato perplessi fin dal primo momento.  Non c’era nulla nel passato della Pr calabrese che fosse compatibile con un incarico di grande responsabilità in Vaticano.
La Chaouqui era solo una giovane laureata in legge, senza alcuna qualificazione professionale, diventata esperta di pubbliche relazioni per avere intessuto amicizie in salotti dai quali la Chiesa, soprattutto la Chiesa di Papa Francesco, dovrebbe stare molto lontana.
Non aveva i requisiti, né professionali, né, alla luce dei fatti emersi, etici per un incarico del genere.
Certo, la caduta è stata molto più precipitosa di quanto si potesse immaginare, ma quando le basi della crescita sono fragili i crolli repentini possono verificarsi in ogni momento.
Per il Vaticano, comunque, è stato un piccolo incidente. Papa Francesco ha commentato, con un velo di ironia, “Fortunatamente non c’è Lucrezia Borgia”. La Chiesa cattolica ha duemila anni di storia e supererà senza alcun problema il caso Chaouqui. Un caso isolato e già circoscritto, che, anzi, sarà lo strumento per fare ulteriore e più completa pulizia nei dicasteri della Curia romana.
In Italia, invece, dall’avvento della seconda repubblica le Chaouqui e i Chaouqui sono la regola. È difficile fare il conto di quanti protagonisti improbabili, senza arte né parte, ci sono nella classe dirigente italiana. Quanti sono passati, nel volgere di qualche anno, da  nullafacente (come a suo tempo si autodefiní un personaggio diventato oggi un politico di primo piano) a segretario di partito o da professionista di modesta preparazione e professionalità a ministro.
Purtroppo, la politica viene concepita come una lotteria in cui, se esce il numero vincente, è possibile qualunque incarico, qualunque carriera, a prescindere da ogni valutazione delle competenze e dei curriculum. È questa la causa più grave dell’incancrenirsi dei problemi del nostro Paese e della disaffezione degli italiani verso i partiti e verso le istituzioni.  
Anche perché le scelte operate sulla base della appartenenza invece che della competenza si trasferiscono inevitabilmente dalla politica alle aziende pubbliche, agli enti, ai ministeri, alle Asl e vanno a incidere sui diritti e sulla qualità della vita dei cittadini.
Perfino i grillini si sono resi conto della gravità della situazione, tanto che, come soluzione drastica, hanno preannunciato, a titolo di esempio, che, se vinceranno a Roma, emaneranno un avviso pubblico per la selezione degli assessori.
Può sembrare una soluzione ridicola, ma, al punto a cui siamo giunti, a molti cittadini, stanchi della incompetenza, della inadeguatezza e della inefficienza che predominano a ogni livello, non solo l’avviso pubblico ma anche il sorteggio sembrerà una scelta preferibile rispetto a selezioni fatte per motivi oscuri legati a intrallazzi, amicizie equivoche, clientelismi, scambi di favori e propensione ad utilizzare incarichi pubblici per interessi privati.