GIORGIO BENVENUTO: LA POLITICA TORNI A DECIDERE. RIFORME SUBITO A COMINCIARE DAL FISCO

di Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto

È uno scenario economico inquietante. La ripresa è di là da venire. C’è qualche miglioramento. E’ millimetrico. Nel primo trimestre del 2013 il PIL è calato dell0 0,6%; nel secondo trimestre il calo è solo dello 0,2%. Poco. L’economia stenta a riprendersi. L’occupazione diminuisce. Si riaccende l’inflazione.
Le convulsioni politiche condizionano fortemente il Governo. I provvedimenti più importanti sono rinviati all’autunno. Lo scontro sulla giustizia distoglie l’attenzione sui gravi problemi economici e sociali, che ormai si stanno incancrenendo. Cosa fare? Cosa proporre?
La questione dirimente è quella fiscale. Lo Stato ha due mani: con una preleva attraverso il fisco, con l’altra restituisce in termini di equità, di solidarietà, di sviluppo. Se lo Stato usa solo la mano della manovra fiscale, si producono le ingiustizie più efferate, si stritolano le piccole imprese e le famiglie, si aumentano in modo rilevante le tensioni sociali.
Va posto un alt all’incremento della pressione fiscale centrale e periferica per alimentare una spesa pubblica improduttiva, sprecona, irrazionale, iniqua.
Nessun taglio alla spesa pubblica è stato realizzato. Nessun risultato con il Governo Monti. Solo rinvii con il Governo Letta.
Eppure i buoni propositi ci sono. Ma non si riesce ad attuarli.
La rimodulazione del finanziamento dei partiti, l’abolizione delle province, la semplificazione dell’apparato dello Stato, l’eliminazione dei privilegi, si scontrano con il boicottaggio delle corporazioni che impongono la legge dell’immobilismo. Persino la Corte Costituzionale ha pronunciato delle sentenze discutibili dichiarando l’incostituzionalità, come ha riconosciuto lo stesso Governo, degli interventi sulle pensioni d’oro, sulle alte retribuzioni dei manager pubblici, sull’abolizione delle province, sugli interventi di controllo della Corte dei Conti sui bilanci delle Regioni.
Il Governo alla ripresa autunnale deve intervenire con decisione sul taglio della spesa pubblica con provvedimenti immediatamente attuativi.
Sul fronte fiscale si deve mettere mano alla riforma, riprendendo il testo così come era stato definito all’unanimità alla fine della passata legislatura, appoggiando il lavoro della Commissione Finanze della Camera.

La riforma del Catasto è contenuta in quel provvedimento. Le ipotesi presentate da Saccomanni sul prelievo dell’IMU hanno fondamenta fragili. Sono venti anni che si parla di riforma del Catasto; sono state fatte spese enormi, si è fotografato con appositi aerei tutto il territorio; si sono fatti ingenti e raffinati investimenti. Ma non si è mossa e non si muove foglia. Dopo venti anni chi abita a Roma in Piazza di Spagna o in Piazza Navona paga molto meno di chi ha una casa in periferia; i giardini pensili, le piscine che si osservano da Trinità dei Monti sono per il Catasto lavatoi e stenditoi. Le innumerevoli ville che si sono costruite nel territorio risistemando i vecchi casali sono per il fisco dei ruderi (le piscine sono vasche da irrigazione; i campi da tennis sono terreni battuti per le mandorle; le ville sono stalle, e così via).
In questi giorni, con un rito che ormai si ripete ogni anno, vengono fatti blitz nei luoghi di villeggiatura. Ci si domanda: non sarebbe opportuno che l’Agenzia delle Entrate, ora che si è unificata con quella del Territorio, facesse dei blitz per contrastare l’abusivismo nel settore abitativo?
Stonano le affermazioni sulla impossibilità di interventi equitativi sull’IMU quando avvengono in presenza di una riconosciuta impotenza dello Stato ad intervenire sulle pensioni d’oro (nel guinness dei primati si può inserire a pieno titolo la pensione INPS che dà al fortunato beneficiario tremila euro al giorno).
Non è nemmeno giustificabile la corsa all’incremento delle addizionali sull’IRPEF e sull’IRAP dei comuni e delle regioni. Le addizionali sono proporzionali e non progressive. Colpiscono di più chi meno ha. E’ patetica la giustificazione. Cambiano le maggioranze di Governo; chi subentra addossa le colpe a chi lo ha preceduto e….. il conto lo pagano i contribuenti.
Ecco perché è necessario che si rimetta ordine nel sistema fiscale.
Lo Statuto del contribuente va attuato; non può essere violato con il ricorso sempre più frequente a forme di retroattività delle imposte.
La lotta all’evasione fiscale va fatta sul serio. Ci sono troppi professionisti della lotta all’evasione fiscale che fanno brillanti carriere burocratiche e politiche chiedendo norme sempre più invasive per poi raccogliere modesti risultati.
Porsi l’obiettivo di recuperare 13 miliardi dall’evasione fiscale per il 2013 è importante come impegno politico, ma è modesta l’entità su un totale previsto di 180 miliardi evasi l’anno. E poi, come si può accettare che ci siano 110.000 contribuenti che devono, ma non danno, allo Stato 400 miliardi di euro. Chi sono? E’ possibile conoscere i nomi ed il perché di una tale situazione? E’ possibile conoscere i nomi di chi ha utilizzato lo scudo fiscale per regolarizzare i capitali esportati all’estero irregolarmente? Sono interrogativi che attendono da troppo tempo delle risposte. Il recupero dalla evasione fiscale ha comunque portato nelle casse dello Stato 80 miliardi in 8 anni.
È un tesoretto che per legge doveva essere utilizzato per ridurre la pressione fiscale ai redditi più bassi, alle piccole imprese. La legge è stata violata. La Corte Costituzionale non se ne è accorta. Come non ha avuto nulla da eccepire sul blocco della rivalutazione delle pensioni e sugli esodati.
Insomma i buoni propositi del Governo Letta devono essere attuati.
Una politica fiscale equa accompagnata da una diminuzione vera della spesa pubblica per rilanciare l’economia è come l’uovo di Colombo. Guardiamo a quello che avviene negli altri paesi; tutti stanno uscendo dalla crisi; noi siamo solo il fanalino di coda.
Eppure ci sono tante potenzialità, tante idee, tante proposte di cambiamento. Occorre coglierle. Il paese è frastornato. Cresce la distanza tra l’opinione pubblica e le istituzioni sociali e politiche.
La via di uscita è rappresentata dal ritorno del primato della politica, della buona politica, che affermi le priorità delle esigenze di rinnovamento del paese.
Pensare, fare, decidere, capire, rassicurare, ecco l’obiettivo da perseguire, prima che sia troppo tardi.