GERMANIA: SE PAGHI SEI CATTOLICO ALTRIMENTI NO

tasse alla Chiesa

In tempi di crisi, si sa, ci si può aspettare di tutto. Ma che la Chiesa decida di “punire” con l’espulsione dalla comunità chi non paga le tasse, è a tutti gli effetti una decisione inimmaginabile. Accade in Germania, paese natale di papa Ratzinger, dove la sentenza di una Corte tedesca suona come un vero e proprio avvertimento per i fedeli cattolici.
Hartmut Zapr, un professore in pensione di diritto ecclesiastico, intraprende una battaglia contro la decisione dei vescovi tedeschi di “punire” chi non paga la tassa dell’8 per cento alla Chiesa. Harmut Zapr sostiene che è suo diritto restare cattolico senza pagare la tassa e per questo si rivolge alla Giustizia, presentando una denuncia.
I giudici di Leipzig, però, rigettano l’accusa del professore e decidono di non dargli ragione. Danno ragione invece ai vescovi, per i quali se sei un fedele cattolico  devi obbligatoriamente sborsare dei soldi per pagare la Kirchensteuer, una tassa da versare alla Chiesa se si è iscritti all’anagrafe come cattolici.Se non paghi, dunque, in Germania non puoi far parte della Chiesa. È questa in sostanza la scomunica a cui hanno pensato i vescovi tedeschi, avallati dai togati di Leipzig e, cosa ancor più sconcertante, dal Vaticano. La loro presa di posizione è chiara: visti i tempi di crisi, quei fedeli che non pagano alla Chiesa l’8 per cento previsto dalla legge, l’equivalente dell’8 per mille in Italia, non sono più considerati cattolici e non hanno più diritto a ricevere i sacramenti.

Per essere esentati dal pagamento di tale tassa basta una semplice dichiarazione alla Cancelleria di un Tribunale. Questo però in altre parole significa non avere più accesso ai sacramenti, come la confessione e l’eucarestia, e non poter essere più padrino di battesimo. A chi dovesse decidere di non pagare più la tassa verrà negato, in caso di morte, il funerale religioso e verrà negata la possibilità di partecipare alle attività della comunità.
Come a dire, chi non paga i contributi alla Chiesa non crede; o ancora meglio, ministri di Dio sì, ma solo se ci stipendiate.
Il decreto dei porporati di Germania, non a caso soprannominato “decreto paga e prega”, non ha mancato di scatenare, e a buon ragione, polemiche e critiche da parte della comunità cattolica tedesca.
I vescovi hanno esultato dopo la sentenza dei giudici di Leipzig, sostenendo che “finalmente è stata cancellata l’idea che un individuo appartiene a una determinata Chiesa, ma non è sottomesso ai suoi vincoli”.
A questi verrebbe da chiedere: ma i vincoli per appartenere ad una Chiesa sono fiscali e non più spirituali? Forse la Chiesa tedesca non ha considerato che molte persone di fede cattolica, cattolici di spirito più che di tasca, possono decidere di non finanziarla anche e soprattutto a causa della crisi economica che attanaglia tante famiglie. Forse la Chiesa tedesca ha dimenticato che per cercare Dio non bisogna frugare nel proprio portafogli.