FRANCIA, IL CONSIGLIO DI STATO ANNULLA IL DIVIETO DEL BURKINI. RIAFFERMATO IL RISPETTO DELLE MINORANZE

francois hollande

Alla fine la cultura giuridica francese ha prevalso sulla demagogia. Il Consiglio di Stato ha bocciato le ordinanze che vietavano il burkini in spiaggia, adottate da alcuni sindaci sull’onda delle reazioni anti islamiche seguite all’attentato di Nizza.
E non poteva essere diversamente. Un Paese, le cui tradizioni richiamano, innanzitutto, la “liberté” non poteva imporre un divieto senza una motivazione di sicurezza o di ordine pubblico.
In effetti, le ordinanze che vietano il burkini sono una scivolata che non ha alcun senso né sul piano giuridico, né sul piano politico. 
Sul piano giuridico, la pronuncia del Consiglio di Stato ha detto la parola definitiva. Ma, anche prima che si pronunciasse il massimo organo amministrativo di Francia, non si capiva quale fosse il fondamento per sancire l’ostracismo contro un capo di abbigliamento che, in se stesso, non ha nulla che possa ferire i diritti o i sentimenti degli altri. 
Sul piano politico, il divieto di indossare un abito, sia pure discutibile e discusso, è in contrasto con tutto il bagaglio culturale della civiltà occidentale e, in particolare, di quella della Francia, Paese che ha la tolleranza nel proprio DNA fin dall’ottocento.
Il burkini non ha nulla a che vedere con il burka che comporta problemi in ordine alla riconoscibilità delle persone e, quindi, può, giustamente, essere vietato per motivi di sicurezza pubblica.
Peraltro, quelli che hanno condiviso e approvato il divieto non hanno compreso che, una volta presa quella strada, gli sbocchi potrebbero essere imprevedibili. Perché non vietare, ad esempio,  anche il bikini o il topless, magari per ristabilire un equilibrio fra le diverse sensibilità della popolazione. 
Oppure, se il divieto trae origine dalla tesi che il burkini  è un simbolo religioso, perché non impedire l’uso della kippah o, addirittura, dei simboli cattolici? 
Per fortuna i giudici hanno mostrato maggiore senso dello stato dei politici, condizionati dalla pancia di una parte rilevante della pubblica opinione che, dopo i sanguinosi attentati degli ultimi mesi,  guarda con diffidenza a tutto ciò che richiama la religione musulmana e che potrebbe reagire rafforzando ulteriormente il Fronte Nazionale. 
Ma i sentimenti della pubblica opinione o le previsioni elettorali non devono condizionare l’applicazione dei principi del diritto. Anche perché, il primo dei principi che contraddistinguono le democrazie è proprio il rispetto  delle minoranze.