FRA CINA E GIAPPONE UN CONTENZIOSO A FINI INTERNI

isole senkaku

L’Estremo Oriente torna prepotente-mente alla ribalta della scena internazionale. Questa volta oggetto del contenzioso sono le isole Senkaku, semplici scogli disabitati teatro di una disputa territoriale tra Cina e Giappone. La sfida per il controllo di queste isole, che alcuni dicono essere ricche di gas naturale, risale in realtà alla seconda guerra mondiale che nell’area del Pacifico ha lasciato tutta una serie di questioni territoriali aperte, questioni che nel corso dei decenni si sono rinfocolate periodicamente.
L’elemento da esaminare, quindi, è probabilmente perché la crisi sia scoppiata proprio in questo periodo. Sia Giappone che Cina, infatti, stanno vivendo un momento non facile. Tokio è stata colpita duramente dalla crisi mondiale e sconta la pesante contrazione del mercato dell’auto e dell’elettronica, i due pilastri dell’economia nazionale.
Anche a Pechino la crisi si è fatta sentire. L’economia cinese, considerata da tutti un “rullo compressore” pronta a macinare altri record, è in una fase di forte rallentamento a causa del brusco calo delle esportazioni e con il rischio, tra l’altro, di portare a disordini sociali che in periodo di globalizzazione sono difficili da nascondere all’opinione pubblica.

Anche la politica cinese sta attraversando un periodo difficile, come testimoniano la sostituzione di diversi esponenti di punta del Partito Comunista e le voci sulla sparizione per alcune settimane di Xi Jinping, il successore designato di Hu Jintao, e tutto questo a poca distanza dal congresso del partito che consegnerà la seconda potenza economica mondiale nelle mani di una nuova generazione di leaders. 
L’Estremo Oriente torna prepotentemente alla ribalta della scena internazionale. Questa volta oggetto del contenzioso sono le isole Senkaku, semplici scogli disabitati teatro di una disputa territoriale tra Cina e Giappone. La sfida per il controllo di queste isole, che alcuni dicono essere ricche di gas naturale, risale in realtà alla seconda guerra mondiale che nell’area del Pacifico ha lasciato tutta una serie di questioni territoriali aperte, questioni che nel corso dei decenni si sono rinfocolate periodicamente.
L’elemento da esaminare, quindi, è probabilmente perché la crisi sia scoppiata proprio in questo periodo. Sia Giappone che Cina, infatti, stanno vivendo un momento non facile. Tokio è stata colpita duramente dalla crisi mondiale e sconta la pesante contrazione del mercato dell’auto e dell’elettronica, i due pilastri dell’economia nazionale.
Anche a Pechino la crisi si è fatta sentire. L’economia cinese, considerata da tutti un “rullo compressore” pronta a macinare altri record, è in una fase di forte rallentamento a causa del brusco calo delle esportazioni e con il rischio, tra l’altro, di portare a disordini sociali che in periodo di globalizzazione sono difficili da nascondere all’opinione pubblica. Anche la politica cinese sta attraversando un periodo difficile, come testimoniano la sostituzione di diversi esponenti di punta del Partito Comunista e le voci sulla sparizione per alcune settimane di Xi Jinping, il successore designato di Hu Jintao, e tutto questo a poca distanza dal congresso del partito che consegnerà la seconda potenza economica mondiale nelle mani di una nuova generazione di leaders.
Entrambi i paesi stanno quindi vivendo una fase di crisi economico-politica ed entrambi, come già in passato, hanno fatto quindi ricorso al nazionalismo, allo scopo di dirottare verso l’estero il malcontento. Rispetto al passato, però, l’importanza geopolitica del Pacifico è enormemente aumentata e ciò spiega la grande enfasi data dai mezzi di informazione a quest’ultima disputa territoriale, che non è stata la prima nell’area e che purtroppo non sarà neppure l’ultima.