FORMISANO: GUARDARE CON GRANDE ATTENZIONE AL NUOVO ULIVO. INCENTRARE L’IMPEGNO POLITICO SU LAVORO, OCCUPAZIONE GIOVANILE, MEZZOGIORNO E SVILUPPO ECONOMICO

Quale Moderato ritengo doveroso guardare con grande attenzione ai primi passi del nuovo soggetto politico che sta per nascere a seguito della esasperazione dei contrasti all’interno del Partito Democratico.

Il voto del 4 dicembre ha segnato la fine di una politica basata su riforme calate dall’alto, sulla preminenza dell’Esecutivo sulle assemblee parlamentari, sulla insofferenza nei confronti delle grandi organizzazioni sociali, sul velleitario rapporto diretto fra il leader e i cittadini scavalcando le stesse strutture di partito, ridotte al ruolo di semplici comitati elettorali a sostegno delle candidature alle cariche istituzionali.

Il Partito Democratico non ha saputo o non ha voluto fare una analisi seria delle ragioni del voto referendario e ha ricondotto la sconfitta a banali errori di comunicazione.

Le motivazioni del no, invece, sono da ricercare nella indifferenza dei governanti verso i problemi reali dei cittadini, nella inadeguatezza di un dibattito politico autoreferenziale che ha scavato un solco sempre più profondo fra paese reale e paese legale, nella chiusura di una classe dirigente impermeabile alle istanze della gente comune.

Nella nuova fase avviata dalla cancellazione della riforma costituzionale la democrazia italiana ha bisogno di un Rassemblement che recuperi un rapporto diretto con gli elettori e che abbia la propria stella polare nella valorizzazione della rappresentanza e nel ritorno a una concezione dei partiti, quali associazioni funzionali a garantire ai cittadini il diritto di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, nonché, ovviamente, quella delle istituzioni territoriali.

La nuova formazione politica potrà rispondere alle esigenze del difficile momento che stiamo attraversando se saprà essere un soggetto plurale, nel quale siano rappresentate con pari dignità tutte le culture del Centro Sinistra, nel quale il dibattito e la linea politica siano improntati alla valorizzazione di presenze e contributi diversi, nel solco della grande tradizione dell’Ulivo.

Però, al di là dei metodi di gestione che misurano il tasso di democrazia del raggruppamento in costruzione, la cosa più importante sarà la capacità di dare risposte ai problemi veri del Paese, problemi che, da anni, sono negletti. Le ultime statistiche, relative a dicembre 2016, dicono che l’aumento dell’occupazione è ridotto a poche decine di migliaia di unità e che i consumi sono sostanzialmente fermi.

È il fallimento di una politica basata sui bonus a pioggia oltreché su leggi, come il jobs act che hanno avuto l’unico effetto di riportare i diritti dei lavoratori agli anni ’50 senza alcun impatto positivo sull’occupazione e sullo sviluppo economico.

È ora di incidere con provvedimenti efficaci sui grandi temi da cui dipende il futuro della comunità nazionale: il lavoro, la disoccupazione giovanile, il Mezzogiorno, l’economia reale e l’uscita definitiva da una fase di stagnazione che segue a un periodo di recessione senza precedenti. Ed è ora di dire chiaramente che devono essere modificate radicalmente alcune riforme fatte negli anni scorsi, che sono state deleterie per il Paese, come le riforme della Fornero, relative al sistema pensionistico e al mercato del lavoro, (riforme alle quali io ho detto no in Parlamento) e come il “jobs act” e la “Buona scuola” i cui guasti sono già evidenti e saranno ancora più visibili nei prossimi anni.

Come ha insegnato il Presidente della BCE Mario Draghi, in questo  momento servono idee non convenzionali. E, se il reddito di cittadinanza è un’utopia, il lavoro di cittadinanza sarebbe, invece, uno strumento efficace, idoneo a coinvolgere nel ciclo produttivo grandi platee di esclusi e di emarginati, e di dare una speranza ai giovani, con una misura, peraltro, funzionale al rilancio della economia reale e coerente con i principi della  nostra Carta costituzionale.

NELLO FORMISANO