BENE POLETTI, FINALMENTE. FACILITARE L’ACCESSO ALLA PENSIONE E INTRODURRE LA STAFFETTA GENERAZIONALE PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO

Nello Formisano

Le dichiarazioni del ministro Poletti al Corriere della Sera segnano una svolta nella battaglia per una maggiore flessibilità per l’accesso alla pensione e per introdurre nel nostro ordinamento la staffetta generazionale.
Ricordo che noi sosteniamo da anni questa linea e che la Camera dei Deputati si è già pronunciata due volte sulla materia approvando, alla unanimità, una mozione a giugno 2013 e un ordine del giorno a dicembre 2013 che ho presentato come primo firmatario insieme con altri parlamentari.
Finora, però, nonostante le ampie convergenze registrate, i governi hanno sempre avuto remore e incertezze nell’avviare innovazioni in materia.
L’intervista di Poletti è un fatto nuovo molto importante in quanto il ministro fa quattro affermazioni che inquadrano il problema nel giusto contesto.
Il primo punto è che una maggiore flessibilità nella determinazione dell’età pensionabile è essenziale perché ”tenere le persone dentro le aziende è uno dei fattori che impediscono ai giovani di trovare un lavoro”. Quindi, consentire il pensionamento con una minore età anagrafica e/o una minore anzianità contributiva non è una concessione ai lavoratori che aspirano alla pensione ma è, soprattutto, un mezzo per ridurre i livelli insostenibili della disoccupazione giovanile.
Il secondo punto sottolineato dal ministro è la penalizzazione delle aziende “che non riescono a tenere il passo con un mondo sempre più veloce” proprio a causa della età elevata del lavoratori in organico.
Il terzo punto, che discende come naturale conseguenza dai primi due, è che il governo deve investire risorse economiche nella iniziativa. Se si tentasse di compensare una rimodulazione dei requisiti pensionistici con una forte penalizzazione dei trattamenti si darebbe vita a una operazione di corto respiro alla quale aderirebbe una percentuale esigua di aventi diritto che non darebbe nessun risultato in termini di politica economica generale.
Il ministro ha accettato la tesi, che noi sosteniamo da sempre, che l’operazione non deve essere a costo zero e che le penalizzazioni non devono essere insostenibili, tenendo a mente che “non è solo un intervento sulle pensioni. E che, come obiettivo laterale ma non meno importante, ha quello di aiutare l’occupazione giovanile”
E, come ultimo punto, ha affermato in modo esplicito e convinto che “in termini nuovi bisogna riprendere in mano anche la questione della staffetta generazionale”.
Nel condividere in toto le affermazioni del ministro, vorrei portare un ulteriore argomento a sostegno della nuova posizione del governo.
La modifica dei requisiti per il pensionamento avrebbe importanti conseguenze espansive sulla economia reale. Riaprirebbe ai giovani il mercato del lavoro, accrescerebbe la produttività e la competitività delle aziende e la efficienza e la qualità dei servizi della pubblica amministrazione. Avrebbe effetti positivi sulla domanda interna in quanto consentirebbe l’ingresso nel mercato dei consumi di una massa di giovani che oggi ne sono esclusi.
Il provvedimento qualificherebbe in senso positivo la legge di stabilità in quanto sarebbe un fattore strutturale di sviluppo. 
I costi sono modesti, come abbiamo già dimostrato in passato con dovizia di argomentazioni, e sono ampiamente compensati dai ritorni nel medio periodo in termini di occupazione e di Prodotto interno lordo con ricadute positive anche, ovviamente, sul bilancio dello Stato.
Un’ultima notazione. È da attendersi nelle prossime settimane una reazione da parte delle gerontocrazie annidate nella alta burocrazia e  nei media che già in passato sono riuscite con argomentazioni false e fuorvianti a fermare il percorso della riforma.
Ma siamo sicuri che Renzi terrà fede alla sua fama di rottamatore e metterà in condizione di non nuocere le lobbies contrarie a ogni innovazione e interessate solo alla difesa dello status quo.