EGITTO: CAOS POLITICO- ISTITUZIONALE E CONDANNE A MORTE

Presidente egiziano Morsi

Condanna a morte per Terry Jones, il reverendo americano noto per avere bruciato in passato alcune copie del Corano, il libro sacro dell’Islam, suscitando con questo suo gesto  una grossa ondata di rabbia e sdegno nel mondo islamico. Pena di morte, sempre in contumacia, anche per altri sette imputati egiziani, fra registi, attori e produttori, nel processo sul film blasfemo su Maometto, “L’innocenza dei musulmani”, la cui produzione per intere settimane ha infiammato il mondo islamico, scatenando violente proteste in tutti i paesi arabi. Questi ultimi sono tutti copti ora residenti negli Stati Uniti. I giudici egiziani hanno chiesto al gran mufti l’autorizzazione per eseguire la sentenza di morte, come previsto dalla legge egiziana: sentenza che sarà comunque pronunciata il prossimo 29 gennaio.
Tra caos politico ed istituzionale, nel pieno della protesta contro il presidente Mohammed Morsi,  in Egitto è la volta delle sentenze di condanna a morte: quelle decretate per punire i blasfemi. Condanne inflitte, come affermato dal giudice Saif al-Nasr Soliman, “per aver insultato la religione islamica, prendendo parte alla produzione di un film che offende l’Islam e il suo profeta”. La pellicola, infatti, che ritrae Maometto come un imbroglione, un maniaco delle donne e un molestatore di bambini, ed i suoi fedeli come una banda di briganti sanguinari, aveva scatenato violente proteste in tutto il mondo arabo, finendo per ispirare gli attacchi alle sedi diplomatiche americane, tra le quali quella di Bengasi, in cui ha perso la vita l’ambasciatore Chris Stevens. Per i giudici dall’Alta Corte per la sicurezza centrale egiziana non ci sono dubbi: il pastore della Florida, salito agli onori delle cronache per il suo folle gesto anti-Islam di dare alle fiamme alcune copie del Corano,  avrebbe aiutato i produttori della pellicola incitandoli, concordando con loro la produzione e la diffusione del film e fornendo loro anche sostegno economico. L’accusa per questo è di “insulto alla religione islamica e di minaccia all’unità nazionale”.