DRAGHI CONTRO LA DEFLAZIONE. MA ORA È NECESSARIO UN MASSICCIO PIANO DI INVESTIMENTI.

mario draghi

Le ultime settimane hanno visto la BCE mettere in campo nuove misure finalizzate a favorire la ripresa economica. Di fronte al pericolo del riacutizzarsi della crisi deflattiva Mario Draghi ha deciso di immettere nuove risorse nel sistema e di procedere a un ulteriore programma di acquisto di bond, sia statali che di società private, nella speranza che questo possa riportare l’inflazione alla quota prevista del due per cento.
Draghi, quindi, si pone di nuovo come l’alfiere della ripresa e rilancia la politica monetaria espansiva al fine di tenere sotto controllo una situazione che, se lasciata a sé stessa finirebbe in una pericolosissima spirale di ribasso dei prezzi e della produzione. Le Istituzioni monetarie tedesche continuano a frapporre ostacoli, ma non riescono a fermare l’azione di Draghi. In particolare le casse di risparmio tedesche si sono fortemente opposte all’ulteriore ribasso del tasso di interesse sui depositi presso la Banca Centrale, depositi di cui usufruiscono grandemente visto che il tasso di interesse è comunque superiore rispetto a quello dei titoli di stato della Repubblica federale. Però, il successo delle misure monetarie non è affatto sicuro. Bisogna attendere qualche settimana per vedere gli effetti di questi provvedimenti sull’economia reale. 
Purtroppo, è facile prevedere che queste misure non bastano. Devono infatti essere accompagnate da interventi massicci di politica fiscale. Spetta allora alla Commissione e ai governi nazionali rilanciare lo sviluppo con un piano dettagliato di investimenti. 
Questa è la tesi anche dei socialisti europei. Ed è la tesi affermata nel vertice dei socialisti europei di Parigi, dove i leaders dei partiti hanno rinnovato la richiesta di una maggiore flessibilità. In particolare, il premier Renzi ha nuovamente sottolineato che si deve finalmente passare da un progetto interamente basato sul rigore ad uno che ponga al centro della politica europea lo sviluppo. Si tratta di dichiarazioni pienamente condivisibili che, però, ora, vanno tradotte in pratica. 
I partiti socialisti europei ed i governi di centrosinistra devono finalmente passare dalle parole ai fatti, costituendo un fronte comune che si contrapponga alle politiche di austerity di stampo nordeuropeo. Al riguardo è il caso di ricordare che il presidente della Commissione Europea, Junker, è stato eletto grazie ad un accordo tra popolari e socialisti su una precisa piattaforma politica, fondata su un piano di investimenti da trecento miliardi di euro. Di questo piano, fino a questo momento, non c’è traccia. I socialisti europei, quindi, devono quanto meno pretendere l’applicazione di questo programma, per fare ripartire finalmente l’economia europea. È l’unico modo per fare sopravvivere l’UE e porre un argine alla avanzata delle forze antieuropeiste.