DOPO BERLUSCONI NECESSARIA UNA SVOLTA PER IL PDL E PER IL CENTRODESTRA

Senato della Repubblica

La cosa che fa più male in questi “tumulti post condanna” é che emerge tutta la inadeguatezza della classe dirigente del Popolo della Libertà. Ministri, deputati, autorevoli esponenti delle Istituzioni, da giorni, hanno abbandonato tutte le loro attività per concentrarsi su un unico scopo, salvare Berlusconi dagli effetti di una sentenza passata attraverso tre gradi di giudizio, per reati che, peraltro, attengono alla sua attività di imprenditore e non alla sua azione politica.
Sono scomparsi dall’agenda politica del PDL i problemi dell’Italia, i piani per portare il Paese fuori dalla crisi, la disoccupazione, le piccole imprese, lo sviluppo.
L’unico obiettivo  é un salvacondotto per il Capo che rischia di finire agli arresti domiciliari o ai servizi sociali.
Un obiettivo, peraltro impossibile. Come ha giustamente evidenziato Paolo Mieli, se qualcuno decidesse di deviare il corso degli eventi e di adottare un provvedimento volto a cambiare gli effetti di una sentenza passata in giudicato, sarebbe uno scandalo mondiale con effetti devastanti per il nostro Paese e per lo  stesso Berlusconi.
Un partito che dovrebbe riallacciarsi alla grande tradizione della gloriosa Destra italiana, quella Destra che ha fatto l’unità d’Italia, che aveva nella legalità e nel senso dello Stato il suo DNA, di cui ancora si ricordano nobili figure quali Bettino  Ricasoli, Marco Minghetti, Quintino Sella e che, anche nel secondo dopoguerra ha dato al Paese statisti di vaglia stimati in tutto il mondo, quali, ad esempio, Luigi Einaudi e Giovanni Malagodi è, oggi, ridotto a una aggregazione di personaggi impauriti e insicuri. 
Alti dignitari dello Stato che non sono nemmeno sfiorati dal dubbio che, in virtù della carica rivestita, hanno dei doveri e delle responsabilità verso le Istituzioni e verso il popolo italiano, che vanno ben oltre i rapporti personali con Silvio Berlusconi. 

Non è da sottovalutare, peraltro, l’aspetto internazionale della vicenda. Dall’estero guardano con un misto di rassegnazione e  di sgomento a questa sorta di impazzimento per cui un partito, che ha sfiorato in più elezioni il 50 percento dei consensi, che ha governato per anni il Paese, non ha alcuna autonomia di pensiero, ma vive solo in funzione del Capo.
La grande stampa non ha alcun dubbio sui fatti e sulle conseguenze. L’unico giornale, al mondo, che ha avanzato dubbi sulla correttezza della sentenza è stato un giornale russo, peraltro sconosciuto.
Tutti gli altri sono dalla parte della magistratura, senza alcuna differenza fra destra e sinistra. Anzi uno dei più sferzanti è stato il Financial Times, il giornale della City, con un titolo che in Italia nessuno ha osato “Cala il sipario sul buffone di Roma” mentre un altro giornale inglese “The Indipendent” parla di Berlusconi come Al Capone. La durezza dei giornali d’oltre Manica, d’altronde, si spiega, visto che, per le vicende del patron della Fininvest, qualche anno fa, è stata costretta alle dimissioni una ministra inglese che aveva l’unica colpa di essere la moglie di David Mills, l’avvocato britannico coinvolto in un processo per corruzione giudiziaria dal quale il Cavaliere è uscito per prescrizione.
Né è comprensibile negli altri paesi occidentali il dramma di un partito che si identifica con il suo Capo fino al punto da non avere alcuna autonomia di posizione politica.
Negli Stati Uniti i repubblicani sono sopravvissuti a Richard Nixon, il Presidente che ha cambiato il corso della storia aprendo alla Cina. In Germania la Cdu ha trovato una nuova leadership dopo l’uscita di scena di Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione.
Di Berlusconi, che, pure ha governato per oltre dieci anni il nostro Paese, non si ricorda nessuna riforma, nessuna innovazione, solo le corna nelle foto di stato, gli insulti al Presidente del Gruppo SPD al parlamento europeo, le intemperanze telefoniche contro la Cancelliera tedesca e il baciamano a Gheddafi.
La verità, amara, è che se un partito subisce una deriva del genere è perché, come denunciò Rino Formica ai tempi di Craxi, è ingolfato di nani e ballerine.
Con la differenza che nel PSI c’era un Formica che poteva, almeno, fare una denuncia. Nel PDL non c’è nessuno che possa osare tanto senza essere azzannato da amazzoni e sottopancia ansiosi di dare al Capo l’ennesima prova di fedeltà.
L’unico che si è azzardato ad avanzare una critica simile a quella di Formica, con un linguaggio più colorito, è stato Francesco Storace che, però, deriva la sua libertà di espressione dal fatto di essere al di fuori del PDL, circostanza di cui, credo, in questo momento, sia molto felice.
In Italia c’è una emergenza democratica. Ma, a differenza di quello che sostengono Brunetta e Schifani, il problema, grave, non è la condanna di Berlusconi, è la rifondazione del Centro Destra.
Un problema enorme la cui possibilità di soluzione trova ostacoli, al momento insormontabili, nel grumo di potere intorno al Cavaliere formato da miracolati consapevoli della loro modestia che vivono nel terrore di tornare nell’anonimato da cui l’uomo di Arcore li ha tratti, che sono disposti a tutto, pur di difendere le loro rendite di posizione.
E che già preparano la trincea per il post – Berlusconi, la successione ereditaria. Sarebbe il terzo  caso al mondo dopo gli Assad in Siria e la dinastia Kim in Corea del Nord (Ai soliti cortigiani pronti a trovare alibi nei casi Bush e Clinton ricordo che Bush figlio non è succeduto a Bush padre ma ha avuto un suo percorso politico autonomo e distinto nel tempo e altrettanto si è verificato e potrebbe continuare a verificarsi per Hillary rispetto a Bill Clinton).
Se l’epilogo sarà questo avremo un liberalismo italiano in salsa nord coreana che sarà il top del degrado in cui Berlusconi ha precipitato il centrodestra nel nostro Paese.
Purtroppo, è un problema che non riguarda solo quella parte dello schieramento ma tutti i cittadini e il funzionamento stesso della democrazia.
C’è da augurarsi che gli spiriti liberi e le intelligenze della politica, della cultura, delle professioni e dell’imprenditoria che si sentono vicini alle idee del liberalismo e della destra italiana e la borghesia illuminata che da sempre è vicina a quel mondo si ribellino a questo destino e propongano una strada alternativa che permetta al popolo di centro destra di scegliere una alternativa fatta di ideali, di sacrifici, di elaborazione culturale, di impegno per il bene comune, anche mettendo a rischio interessi, cariche e prebende perché è a questi principi che deve ispirarsi la politica e perché è di questi principi che era intrisa, fino al 1994,  la storia della destra italiana.
Dopo Berlusconi c’è bisogno di una svolta, per il PDL e per l’Italia. Solo con un Centrodestra rinnovato, che si ispiri all’Europa, al senso dello Stato, ai valori alti della politica e prenda le distanze dal populismo, dalla demagogia, dalla pancia della gente potrà esserci un Paese normale, più forte, più autorevole, più rispettato nel mondo che riprenda il cammino dello sviluppo e del progresso civile, economico e sociale.