DONALD TRUMP IN CALO NEI SONDAGGI. I REPUBBLICANI TEMONO DI PERDERE IL CONTROLLO DEL CONGRESSO. IL TYCOON TENTA IMPROBABILI CAMBI DI POSIZIONE

Donald Trump

La campagna elettorale americana continua a riservare sorprese. In campo repubblicano, in particolare, le dichiarazioni sempre più sopra le righe di Donald Trump, fatte nella convinzione che potessero conquistargli il consenso dell’elettorato, si stanno viceversa rivelando un vero e proprio boomerang. Le polemiche estremamente violente sull’immigrazione e le posizioni filorusse sulle questioni siriana ed ucraina stanno allontanando l’elettorato moderato che, a questo punto, potrebbe orientarsi verso il Partito Democratico o disertare le urne. Negli ultimi giorni il tycoon newyorkese sta cercando di correre ai ripari, passando a toni più concilianti ed arrivando a scusarsi per alcune esternazioni particolarmente offensive.
La situazione però rimane difficile con la candidata democratica Hillary Clinton avanti nettamente nei sondaggi, mentre il capo della campagna elettorale di Trump è stato costretto alle dimissioni, essendo uscita sulla stampa la notizia di un suo precedente incarico di consulente dell’amministrazione ucraina filorussa. 
Deputati e senatori del Partito Repubblicano cominciano a prendere le distanze in quanto temono che l’effetto Trump metta in pericolo la loro  rielezione, visto che alle elezioni di novembre verrà rieletta anche la Camera dei rappresentanti, nonché un terzo del Senato. Al di là dei destini individuali, il GOP rischia di perdere il controllo del Congresso, trasformando la sconfitta alle presidenziali in una vera e propria débacle. Non è un caso che cento importanti esponenti del partito abbiano chiesto di ritirare l’appoggio al miliardario di New York. 
Molti osservatori si chiedono quale sarà l’evoluzione della linea del candidato repubblicano e, in particolare, se comincerà ad assumere un atteggiamento meno rissoso e più “presidenziale”. Il problema è che Trump ha impostato tutta la propria campagna all’attacco, come candidato anti sistema e giocare in difesa non sembra essere una condotta adatta al suo personaggio, famoso per le esternazioni politicamente scorrette già prima che avanzasse la candidatura alla Casa Bianca.
Un Trump che misura le parole insomma non sarebbe più Trump. 
Certo, il personaggio è imprevedibile e non è detto che non cambi posizioni. La coerenza non è mai stata un problema per lui. E non è uomo da convinzioni radicate. Ma, al punto a cui siamo giunti è difficile ipotizzare che piroette e giravolte possano portargli consensi. Il popolo americano non ha mai amato gli opportunisti. 
Sembra una situazione senza via di uscita. Un ritiro dell’appoggio del partito al candidato uscito vittorioso dalle primarie sarebbe un fatto senza precedenti. Ma, non è da escludere che, pur senza una sconfessione ufficiale, ci sia una presa di distanza di massa dei candidati repubblicani che potrebbero proclamare la propria neutralità nella battaglia per la Casa Bianca, concentrando l’impegno e le risorse finanziarie nelle elezioni per il Congresso o, addirittura decidere di schierarsi apertamente con la Clinton.
D’altronde, il dissenso dei Bush padre e figlio, di John McCain, di Mitt Romney, di Ted Cruz e di altri maggiorenti repubblicani dimostra chiaramente che il partito è profondamente diviso e che l’ala conservatrice ortodossa, che è la struttura  portante del partito, non è disposta ad appoggiare un candidato che dimostra ogni giorno di più di essere incompatibile con i valori tradizionali che il GOP rappresenta da sempre nel panorama politico degli Stati Uniti.