DISAVANZO INPS, MANCANO I CONTRIBUTI CHE LO STATO NON HA PAGATO

Sede INPS
L’allarme arriva sui giornali puntuale ogni 6 mesi, in una liturgia del terrore consunta e manovrata per preparare il terreno a qualche altro intervento di sottrazione dei diritti dei lavoratori italiani. Ha cominciato il Corriere con la sua redazione economica il 4 febbraio scorso ed hanno continuato la Repubblica e Rai3. E in questi spazi si infilano i commenti fuori luogo ed interessati di personaggi come l’ex INPS ed ex on. Cazzola, che afferma nell’articolo del Corriere che «I dati comunque dimostrano che la spesa pensionistica non era – come si diceva – sotto controllo e che la riforma del 2011 non è stata fatta solo per fare cassa». Ma vogliamo smentirlo poiché la manovra del 2011, altro che riforma visti gli esiti drammatici sugli esodati, è stata fatta sola per fare cassa, ed ai danni di un’unica categoria: i lavoratori dipendenti privati.
E vediamoli allora questi dati nel bilancio di previsione 2014 dell’INPS! Anzitutto, per comprenderlo correttamente,  ricordiamo che le fondamentali Gestioni Previdenziali dell’INPS sono tre: AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria); ex-INPDAP assorbita nel 2012 con la Legge Fornero; e infine quelle sostitutive dell’AGO con alcuni fondi speciali minori (Poste, Ferrovie etc.). Ebbene, nel bilancio 2014 tab 1.2, quest’ultima ha una significatività irrisoria sull’insieme delle tre gestioni previdenziali per cui può anche essere trascurata in questo ragionamento; l’ex-INPDAP presenta un passivo di 11,5 Miliardi di euro, come era già evidente da subito per le modalità di assorbimento previste dalla legge che impone l’assorbimento di tutti i passivi passati, presenti e conseguenti futuri che l’Istituto della Amministrazione Pubblica portava con sé.
 
Tale situazione è ben spiegata proprio dallo stesso Cazzola in un articolo de “il Sole24ore” del 15/11/2013. Al riguardo, ricordo che fino al 1995 lo Stato non versava alcun contributo e che le relative pensioni erano pagate direttamente dal bilancio dello Stato. Per cui il peso del debito previdenziale creato negli anni pregressi al ’95 si è scaricato sul nuovo Ente, non è mai stato sanato dallo Stato e grava ancora sull’ex INPDAP; vogliamo ricordare che in tale gestione oltretutto vanno a gravare anche le “mitiche” baby pensioni e quelle d’oro dei burocrati pubblici, con un valore della pensione media quasi doppio rispetto a quello degli operai/impiegati/quadri delle aziende private! È questa una situazione da sanare con urgenza poiché non si può far gravare sui contributi delle gestioni preesistenti il debito generato dalla Pubblica Amministrazione, la quale risulta in evasione contributiva per diverse decine di miliardi, come indica il Sole24Ore del 15 settembre scorso.  
Ma veniamo ad esaminare la Gestione principale dell’INPS cioè AGO,  che in questo bilancio 2014 presenta i seguenti risultati per i diversi comparti: Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti in attivo di 1,034 MLD (con 9.107.016 pensioni di valore medio 16.055 euro/anno); quello dei Coltivatori diretti e Mezzadri in passivo di 4,077 MLD (con 1.212.700 pensioni di valore medio 9.272 euro/anno) dovuto al fatto che la contribuzione è irrisoria, potendo arrivare ad appena l’8,84% per la quasi totalità dei lavoratori agrari e che le truffe in questo settore non sono infrequenti, per gli stessi motivi delle false pensioni di invalidità; quello degli Artigiani e quello dei Commercianti assommano un passivo per circa 5,2 MLD, dovuto per la quasi totalità agli artigiani (con circa 3.000.000 di pensioni erogate) e certamente imputabile alla bassa contribuzione (prossima al 22%) ma anche al fatto che tale contribuzione è dipendente dal reddito dichiarato ed in Italia sono occultati al fisco, e quindi all’INPS, redditi per oltre 250 Miliardi all’anno; infine il comparto dei Parasubordinati presenta un vistoso attivo di 7.738 MLD ma, trattandosi dei famosi contratti atipici e quindi principalmente dei giovani, il numero di pensioni erogate è davvero irrisorio, circa 300.000. 
In totale quindi la Gestione AGO risulta in leggero passivo per circa 500 milioni a fronte di un’erogazione di circa 13.700.000 pensioni. 
Detto della grande criticità dei diversi comparti AGO e dei motivi che le procurano, e detto dell’attivo invece del Comparto lavoratori dipendenti e di quello dei Parasubordinati, è necessario ora andare ad approfondire cosa succede realmente nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e cosa esso nasconde. Per fare questo ci serviremo delle informazioni contenute nelle tab. 1.2 e 1.3 del bilancio INPS 2014.  Il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti risulta composto da 5 fondi ad evidenza contabile separata. Il primo è FPLD, quello originario dell’INPS al tempo della riforma Dini, e fa riferimento a operai/impiegati/quadri delle aziende private; tale fondo risulta in attivo di ben 9,2 MLD con 8,7 Milioni di pensioni di valore medio 15.055 euro/anno. Vi sono poi tre fondi (Lavoratori dei settori Trasporti, Elettrici, Telefonici) che possiamo aggregare per comodità in uno solo, che rappresentano le “ ex aziende di Stato” privatizzate a fine anni ‘90”, che furono inglobate in INPS dal 1996 al 2000 cioè dopo la riforma Dini. Anche queste, ad eccezione di un irrisorio contributo iniziale insufficiente addirittura  a coprire le perdite di un solo anno, furono brutalmente poste sulle spalle del FPLD. Questi fondi presentano parametri di calcolo delle pensioni molto più favorevoli (acquisiti quando erano in mano allo Stato) rispetto a quelli del FPLD, come si evince chiaramente dal valore medio di 28.621 euro/anno, praticamente doppio, mentre il numero di pensioni è di circa 280.000, appena il 3% (tre) rispetto al FPLD. Eppure questi tre fondi sommano un passivo di ben 4,7 MLD, una differenza economica di circa 14 MLD rispetto al FPLD!!! Ma veniamo all’ultimo fondo del comparto Lavoratori dipendenti dell’AGO, l’ex INPDAI. L’INPDAI, Istituto di Previdenza dei Dirigenti d’Azienda era un Ente privato, differentemente dai 3 precedenti che erano pubblici, ma fu ugualmente assorbito in INPS con la riforma Maroni con un atto d’imperio che sia la Commissione Lavoro di allora ((http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenbic/27/2004/0324/s010.htm) che il CIV Inps ebbero a contestare, come è chiaro dalle parole di allora dell’attuale Sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta “Qui non solo i figli pagano le pensioni dei padri, ma d’ora in poi anche quelle dei capi: mi sembra un po’ troppo…”, e quelle sempre di  Cazzola (allora dirigente generale del Ministero del Welfare), “Trovo semplicemente assurdo che …. sia venuto in mente a qualcuno di salvare i dirigenti come fossero dei Cipputi qualsiasi”. L’esito è quello che si evince, poiché nulla fu fatto né allora né ora, per sanare preventivamente quel fondo: un passivo di quasi 3,9 MLD a fronte di appena 126.000 pensioni (1,4% di quelle FPLD, ma con un rapporto di 26 attivi ogni 100 pensioni) che hanno un valore medio di oltre 57.000 euro/anno, il quadruplo di quelle del FPLD!! 
Una situazione davvero incredibile, laddove la tab.1.3 del bilancio preventivo 2014, mostra chiaramente che il FPLD originario (il solo esistente in INPS all’entrata in vigore della riforma Dini del 1995) ha un chiaro trend positivo, confermando la bontà e la sufficienza della riforma Dini per l’equilibrio previdenziale, marcando il segno positivo fisso dal 2004 con tendenza all’aumento dell’attivo, esattamente il contrario sia del fondo “ex aziende di Stato” che del fondo ex-INPDAI che marciano imperterriti nel passivo con tendenza stabile per i fondi “ex aziende di Stato” e con tendenza decisamente negativa del fondo ex-INPDAI. Da questa tabella risulta un dato davvero impressionante: dal 2004 ad oggi il FPLD ha avuto un attivo totale di ben 70,9 Miliardi a fronte di un passivo totale complessivo degli altri fondi di 70,5 Miliardi. I numeri parlano da soli. Ne deriva un’unica verità inoppugnabile: gli operai/impiegati/quadri delle aziende private hanno finanziato, negli ultimi 10 anni, con tale cifra gli altri fondi, fortemente passivi, per mantenere in equilibrio il complesso del Comparto Lavoratori Dipendenti “allargato”. Purtroppo la questione è ancor più grave per il FPLD poiché, a seguito della “riforma” Fornero, l’Ufficio Statistiche dell’INPS ha stimato un risparmio sulla spesa previdenziale di oltre 80 Miliardi fino al 2021, e ciò si andrà a sommare sempre sulle spalle degli unici fondi attivi dell’INPS: il risultato sarà che sui soli lavoratori del FPLD si abbatterà un ulteriore sacrificio che andrà a sommarsi a quello già esistente per il carico appena evidenziato.
In conclusione, fino al 2021 si prevede che lavoratori dipendenti e pensionati pagheranno una “tassa impropria” di circa 150 MLD. 
Occorre poi ricordare che il blocco dell’adeguamento delle pensioni (cioè perdita netta del potere d’acquisto e quindi di valore della pensione) è stato imposto a tutti i fondi dell’INPS, anche al FPLD nonostante il vistoso attivo.
Considerando tutto ciò che è qui documentato, possiamo affermare, senza tema di smentita, che il FPLD, fondo degli operai/impiegati/quadri delle aziende private originariamente fondate in INPS, ha pagato un “contributo di solidarietà occulto” negli ultimi 10 anni pari a 70 Miliardi di Euro a vantaggio dei fondi “forzosamente” inseriti in INPS dal 1996 al 2003. E se ultimamente la Corte Costituzionale ha bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni più ricche, come dovrebbe sanzionare questo “contributo occulto” che oltretutto grava sulle pensioni più basse?
Allora un’unica conclusione può derivare dall’evidenza di tali fatti e numeri. Se si vuole ripristinare un minimo criterio di equità in questo Paese e si vuole recuperare un minimo di fiducia nella politica, qualsiasi intenzione si possa avere sulla spesa previdenziale, non devono essere più coinvolti, e tartassati, operai/impiegati/quadri di aziende private che hanno dato prova di avere fondi pensioni pienamente compatibili con la riforma Dini del 1995, ma si cerchi di restituire parte di quanto tolto negli anni impropriamente. Ne beneficerà anche l’economia.