DIREZIONE PD: RENZI RICONOSCE IL DEBITO DELL’ITALIA VERSO IL SUD. ORA BISOGNA PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

Nello Formisano

La riunione della Direzione del Partito Democratico sul Mezzogiorno non poteva, ovviamente, essere risolutiva.  
Un piano per il Sud, per essere credibile,  richiede interlocutori istituzionali di grande spessore più che politici. Deve coinvolgere ministeri, regioni, comitati interministeriali, grandi società a capitale pubblico, imprese private, banche.
Però, le riunioni di partito servono a porre le basi del dibattito da sviluppare, poi, a livello di governo per tradurre le idee in piani operativi.
La riunione, quindi, poteva avviare un confronto su un tema che è il nodo centrale della politica economica italiana. E così è stato. Si è trattato, peraltro, di una riunione interlocutoria conclusa con un rinvio a settembre per successivi approfondimenti che dovrebbero portare alla preparazione di un vero e proprio masterplan per mettere un punto fermo sulla questione.
Per una volta, il rinvio non è un fatto negativo. Dimostra che l’approccio è serio anche se il giudizio, ovviamente, non può non rimanere sospeso in attesa di verificare cosa produrranno le riunioni future.
Al momento, la valutazione può essere fatta solo sulle parole che, come ha evidenziato lo stesso Renzi, non risolvono i problemi. Però anche le parole possono essere importanti in quanto costruiscono il contesto in cui vengono calate le soluzioni. In tale ottica, è da registrare, con particolare favore, la relazione iniziale del Presidente del Consiglio.
Renzi è stato molto chiaro e le sue affermazioni, se alle parole seguiranno i fatti, potrebbero segnare l’avvio di un nuovo corso per la politica meridionalistica.
Il premier è partito dal riconoscimento di una verità storica. Ha dichiarato che, al momento della unificazione, il Mezzogiorno era all’avanguardia come patrimonio industriale e non era una landa desolata da civilizzare, contrariamente a  quanto si legge ancora oggi sui libri di storia.
È la prima volta che una affermazione del genere viene non da un manipolo di neo borbonici ma da un uomo di governo che è Presidente del Consiglio e Segretario del partito di maggioranza.
Ha, poi, ammesso che gli ultimi quindici anni (ad essere esatti sono ventuno, dal primo governo Berlusconi e dall’accordo Pagliarini Van Miert per abrogare la fiscalità di vantaggio al Sud) sono stati condizionati dalla influenza leghista, per cui è stata dedicata più attenzione alla questione settentrionale che al problema del Mezzogiorno.
Sono due affermazioni di enorme importanza perché significano che l’Italia ha un debito verso il Sud e che è doveroso un maggiore impegno dello Stato per alleviare le sofferenze delle popolazioni meridionali.
Ha anche ricordato che la Germania ha speso per le regioni dell’Est in cinque anni più di quanto l’Italia abbia speso per il Mezzogiorno in quaranta anni. Comparazione molto significativa in quanto indica implicitamente una possibile strada da percorrere. Non è un caso che la Germania abbia risolto in dieci anni il problema del sottosviluppo delle regioni ex comuniste, mentre l’Italia ha accresciuto, negli ultimi venti anni, il divario fra Nord e Sud.
Infine, ha  ammesso che, se il problema non sarà risolto, la responsabilità non potrà non essere del Partito Democratico che, in questo momento, ha il Presidente del Consiglio, tutti i governatori e la maggioranza dei sindaci delle principali città del Sud, è il partito di maggioranza relativa alla Camera e al Senato, ha il numero più consistente di parlamentari nel gruppo socialista al Parlamento europeo.
Accettabile anche la spiegazione dell’attacco ai piagnistei che aveva suscitato forti perplessità. Non era un moto di fastidio per le denunce ma una critica a quanti ritengono di avere assolto al proprio ruolo con la semplice denuncia, mentre chi ha responsabilità di governo deve operare per trovare le soluzioni.
Sono osservazioni pienamente condivisibili  che riprendono, peraltro, argomentazioni che avevamo già anticipato su questo giornale in tempi non sospetti. Ma è condivisibile anche lo slogan con cui Renzi ha sintetizzato la riunione “Mezzogiorno zero chiacchiere”, uno slogan che facciamo nostro e che significa che a settembre sarà indispensabile passare dalle parole ai fatti.
A settembre noi ci saremo con le nostre proposte e con un nostro progetto. Il Sud, come abbiamo già scritto in passato, non è un problema ma una risorsa per l’Italia e rappresenta una leva, anzi l’unica leva, per far ripartire il processo di sviluppo dell’intera economia nazionale. 
In questa ottica abbiamo fissato a Napoli la festa di Italia dei Valori che avrà fra i temi fondamentali proprio il rilancio della questione meridionale.