CON DIEGO DELLA VALLE IN CAMPO SI APRIREBBE UNA NUOVA STAGIONE POLITICA PER IL CENTRODESTRA

Diego Della Valle

Chi ritiene che il centrodestra sia fuori gioco in via definitiva per le prossime elezioni che, salvo improbabili scioglimenti anticipati, dovrebbero tenersi nel 2018, farebbe bene a ricredersi.
Già i risultati delle regionali e delle amministrative sono stati un segnale che gli orientamenti degli italiani sono molto incerti, anche perché l’operato del governo suscita crescenti perplessità.
Ora, a completare il quadro, ci sono i numerosi cantieri aperti nello schieramento conservatore, che potrebbero preludere a un assetto più funzionale di quella coalizione alle sensibilità del proprio elettorato di riferimento.
Artefice del nuovo corso, ancora una volta, è Silvio Berlusconi che, come già in passato, quando è in difficoltà, riesce a dare il meglio con iniziative spregiudicate che gli consentono di sparigliare i giochi e di riemergere, magari con un ruolo diverso.

In apparenza, mai come in questo momento, il declino dell’ex Cavaliere appare irreversibile. Ha un partito che non riesce a raggiungere la doppia cifra, è contestato all’interno da Fitto e da Verdini e all’esterno da Salvini, ha appena subìto una condanna destinata a finire nell’ennesima prescrizione ma, comunque, pesante sul piano dell’immagine, guarda con preoccupazione al processo Ruby tre che diventa sempre più gravido di pericoli.
Proprio in queste contingenze negative il leader di Forza Italia appare pronto ad  avviare uno di quei capovolgimenti di fronte per i quali è famoso e che gli consentirebbe di rientrare nel giro da protagonista,  anche se in una posizione più defilata rispetto al passato.
Non è una linea ben definita, articolata nei dettagli. Al momento c’è solo una frase, probabilmente solo un’idea, un ballon d’essai lanciato per vedere le reazioni e sondare le potenzialità della soluzione. Ma, a meno di giravolte sempre possibili,  sembra che Berlusconi stia per sponsorizzare, come leader del centrodestra, un suo ex nemico storico, quel Diego Della Valle, al quale disse, in una furibonda assemblea, “Il Signor Della Valle, quando si rivolge ai rivolge al Presidente del Consiglio, gli dia del lei”.
Della Valle è quanto di più lontano dal politico alla corte di Berlusconi. È in rapporti eccellenti con i sindacati, è ben voluto dai suoi dipendenti, sempre disponibile ad aperture sociali, contrario alle battaglie ideologiche, tipo quella sull’articolo 18. Non è giovane, non è bello, non ha mai frequentato Arcore né le altre residenze in cui Silvio ama ricevere per le tradizionali visite di ossequio gli aspiranti successori.
Soprattutto, non deve nulla all’ex premier ed ha avviato un suo percorso politico in modo completamente autonomo. Per di più, ha lontane simpatie nel centro-sinistra ed è, addirittura, un ex amico di Renzi, del quale, si suppone da più parti, sia stato,in passato, apprezzato consigliere.
In pratica, un uomo agli antipodi degli yesman e delle yeswomen che spadroneggiano a Palazzo Grazioli, la cui occupazione principale è sopravanzare i concorrenti nell’inneggiare al Capo e nel difenderlo dagli attacchi degli avversari con dichiarazioni e con tesi adulatorie che, spesso, sfiorano il ridicolo.
Proprio per queste sue caratteristiche, Della Valle è la persona ideale per rilanciare il centrodestra sulle posizioni del Partito Popolare Europeo. Partito con il quale è in sintonia molto di più di Berlusconi che, per temperamento e per cultura, è più vicino alle idee di Salvini, del quale, infatti, subisce il fascino.
Il problema è proprio Salvini.  Il leader della Lega ha fatto un’operazione politica innovativa dando voce e facendo da polo di aggregazione per tutti i movimenti e i gruppuscoli della destra estrema fino a Casa Pound che, finora, erano stati sempre esclusi dall’arco costituzionale, per usare un termine della prima repubblica, in quanto perfino il vecchio Movimento Sociale Italiano li teneva ai margini.
Però, questa manovra, se può essere produttiva di risultati sul piano dei numeri almeno fino a quando non comporterà reazioni negative nel tradizionale elettorato leghista, è perdente sul piano politico. Senza un’alleanza con Berlusconi non andrà mai oltre il 10 – 15 per cento che è il patrimonio storico di quella area.
Ma, il Berlusconi attuale, che ha problemi di sopravvivenza politica, non farà mai da sponda al leader della Lega Nord. Piuttosto sceglierà l’opzione Della Valle che gli consente di conservare relazioni privilegiate con i partner del Partito Popolare Europeo e gli apre insperate  possibilità di successo in quanto potrebbe riunire in un unico rassemblement tutto l’arco di forze, oggi disperso in mille rivoli, al di fuori del centrosinistra, da Alfano a Fitto, da Tosi alla Meloni e a Passera. Anche perché la scelta dell’imprenditore marchigiano comporterebbe inevitabilmente un abbandono del principio, “un uomo solo al comando”, che è stato uno dei punti deboli della seconda repubblica e il ritorno a quella collegialità con la quale la Democrazia Cristiana ha governato dal 1946 al 1994. Assicurando, pur con Esecutivi che duravano una sola stagione, un indirizzo omogeneo e una crescita costante al Paese per quasi cinquanta anni.
Salvini dovrà adeguarsi.  Tanto, con l’Italicum, non ha alternative. Qualora dovesse fare una scelta isolazionista, perderebbe una fetta consistente dei suoi elettori che, sicuramente, non gradirebbero essere pronubi di un ballottaggio Partito Democratico – Cinque Stelle, nel quale farebbero la parte degli spettatori di seconda classe.
Il processo è ancora ai primi passi. Ma il gruppo dirigente del Partito Democratico farebbe bene a riflettere e a trovare temi unificanti per le proprie truppe disorientate.
Diego Della Valle ha un profilo che potrebbe attrarre anche ambienti ed elettori del campo progressista. E potrebbe scippare al Partito Democratico temi tradizionalmente di sinistra che il decisionismo di Renzi ha pesantemente messo in ombra in questo primo anno e mezzo di governo,