CGIL, CISL E UIL CHIEDONO PIÙ FLESSIBILITÀ PER L’ETÀ PENSIONABILE. STAFFETTA GENERAZIONALE PIÙ VICINA

Susanna Camusso

Finalmente  anche Susanna Camusso è d’accordo: per ridare slancio all’occupazione bisogna modificare la legge Fornero e rendere più flessibile l’età pensionabile. Noi lo sosteniamo da anni su questo giornale. Ora anche CGIL, CISL e UIL sono pervenute alle nostre stesse conclusioni. È un grande passo in avanti per la risoluzione del problema, considerato il peso politico delle tre Confederazioni.
Però, perché la svolta sia completa e, soprattutto, sia foriera di risultati concreti è necessario comprendere la reale portata del provvedimento e inquadrarlo nel contesto della economia del Paese.
La modifica della Fornero è una svolta di grande rilievo che comporta la adozione di una nuova linea di politica economica. Gli effetti che la svolta avrebbe sul mercato del lavoro sono evidenti e scontati. Ma non si tratta solo di questo. Rendere più flessibili i requisiti per il pensionamento permette di incidere in misura rilevante e in chiave positiva su tutti i mercati.
Una delle forme in cui si può declinare una maggiore flessibilità dell’età pensionistica è, ad esempio, la staffetta generazionale, che permette di assicurare quel ricambio fisiologico dei dipendenti, che si è fermato negli anni più recenti a causa dei progressivi aumenti dell’età pensionabile sia nelle aziende produttive che nella pubblica amministrazione.
Non si tratta di una novità assoluta, in quanto l’operazione è stata già sperimentata in Francia con grande successo.
L’immissione di lavoratori giovani nelle compagini sociali porta a un miglioramento della efficienza e a un aumento della produttività, come, d’altronde, sancito in tutti i testi di organizzazione aziendale.
L’ingresso nel mercato dei consumi di un numero rilevante di nuovi lavoratori avrebbe, peraltro, un effetto positivo sulla domanda interna che è il vero punto debole della nostra economia e porterebbe a un aumento consistente delle vendite e, quindi, della produzione.
Si avrebbe, quindi, un doppio effetto espansivo: dal lato dell’offerta un aumento della produttività e una riduzione dei costi, con ricadute positive sulla competitività delle aziende; dal lato della domanda, un aumento dei consumi e, quindi, della domanda aggregata interna.
Ne deriverebbe l’avvio di un circolo virtuoso “ +occupazione –  +produzione – +occupazione” che porterebbe il Paese fuori dalla stagnazione, alternata a fasi recessive, in cui si dibatte da oltre venti anni.
Quindi, la riduzione della anzianità richiesta per andare in pensione è molto di più che una misura contro la disoccupazione. È il provvedimento chiave per il rilancio della economia.
Il costo dell’operazione è peraltro irrisorio. Secondo uno studio pubblicato dal sito “lavoce.info”, per 190 mila nuove assunzioni lo Stato dovrebbe sostenere un onere di 1,5 miliardi di euro. Il che significa che con una cifra inferiore, e di molto, a quella necessaria per eliminare le tasse sulla prima casa si potrebbero creare 380 mila nuovi posti di lavoro.
Un numero più che sufficiente a provocare quello shock iniziale necessario per avviare un nuovo ciclo espansivo per la nostra economia.