CETA, LA VALLONIA ALLA FINE DICE SÌ. MA IL PROBLEMA DEL FUNZIONAMENTO DELL’UNIONE RIMANE IN PRIMO PIANO

palazzo-ue

L’Unione Europea sta vivendo una fase molto complicata. Come se non bastassero infatti i dissidi con Roma, su legge di stabilità e accoglienza dei migranti, e con Londra, sulla questione della Brexit, subito la UE si è trovata ad affrontare un nuovo problema. La Vallonia, la regione francofona del Belgio, ha infatti bloccato per settimane l’accordo commerciale tra l’Unione e il Canada (chiamato CETA), approvato già da tutti gli altri Stati e la cui firma sarebbe dovuta avvenire a fine mese a Bruxelles con il premier canadese Justin Trudeau. Il CETA, infatti, è considerato un accordo misto che richiede l’approvazione sia delle Istituzioni comunitarie che dei singoli Stati e, quindi, richiede la unanimità. La costituzione belga prevede l’approvazione di tutte le regioni di cui è composto il Paese, e dei rispettivi parlamenti. Una di queste, la Vallonia, ha avanzato per settimane riserve sul trattato rifiutando di approvarlo e bloccando il negoziato. 
Al di là del fatto che alla fine il trattato sia stato approvato e del merito della questione, quello che viene alla luce, anche in questo caso, è la scarsa efficienza delle procedure della UE. 
Bruxelles, infatti, da una parte non ha la capacità di applicare le proprie decisioni, come nel caso del piano di ricollocamento dei migranti, dall’altra si dimostra completamente incapace di decidere, non disponendo di meccanismi in grado di arrivare ad una sintesi. 
Lascia perplessi il fatto che una regione di tre milioni di abitanti possa avere un vero e proprio potere di veto sulle decisioni di cinquecento milioni di cittadini. L’Europa dovrebbe quindi pensare a modificare e migliorare la propria struttura la cui inefficienza è ormai palese, al punto da inficiarne la capacità di funzionare.