CASO MARÒ: PER GIRONE L’IPOTESI DI UNA LUNGA DETENZIONE IN INDIA. DELHI RITIENE INAMMISSIBILE LA RICHIESTA DI RIMPATRIO

Salvatore Girone

Inizia tutta in salita la prima udienza dinanzi al Tribunale arbitrale dell’Aja sulla vicenda dei due Marò italiani. Ancora una volta l’India si oppone alla richiesta italiana di far tornare in patria anche Salvatore Girone, accusato con Massimiliano Latorre di aver ucciso, nel febbraio 2012, due pescatori indiani. Mentre Latorre è in Italia dall’agosto 2015, dopo aver subito una lieve ischemia che è stata curata negli ospedali italiani, Girone è agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana in India.
È da ormai quattro anni che il lungo e complesso caso Marò oppone Roma e Delhi. L’Italia chiede che Girone possa fare rientro in patria in attesa che il Tribunale dell’Aja decida sulla giurisdizione del caso e stabilisca quindi se a processare i due fucilieri del Battaglione San Marco debba essere la giustizia indiana o quella italiana.

Ma l’India si oppone a questa richiesta, giudicandola “inammissibile”, e fa sapere che per le autorità indiane la detenzione di Girone rappresenta la garanzia che l’Italia farà tornare in India anche l’altro Marò, nel caso in cui il Tribunale dell’Aja dovesse decidere che la giurisdizione del caso sia indiana e che il processo debba, quindi, farsi in India.
Premesso che non è l’India bensì il Tribunale che decide se la richiesta dell’Italia sia ammissibile, la tesi di Nuova Delhi è inaccettabile, Infatti, considerato che l’intero procedimento arbitrale, solo per decidere sulla giurisdizione del caso, ha tempi molto lunghi e potrebbe durare dai tre ai quattro anni, questo significherebbe che Salvatore Girone rischierebbe di rimanere detenuto, senza alcun capo d’accusa specifico, per circa sette-otto anni. Questa detenzione forzata comporterebbe senza ombra di dubbio anche una violazione dei diritti umani. La decisione del Tribunale dell’Aja sull’eventuale rientro di Girone In Italia sarà resa nota solo tra un mese, ma i tempi sembrano essere più lunghi delle aspettative, visto che dopo quattro anni dall’inizio di questa vicenda non si è stati ancora in grado di decidere neppure di chi sia la competenza del processo.