CASO CANCELLIERI ANCORA APERTO. MA LA MINISTRA NON È BERLUSCONI

Anna Maria Cancellieri
Il caso Cancellieri è ancora aperto. Per una valutazione definitiva si dovrà, necessariamente, attendere che la ministra esponga in Parlamento la sua versione sull’accaduto, sia perché il caso è complesso e, probabilmente, non è noto in tutti i dettagli, sia perché le regole della democrazia richiedono di non pronunciare giudizi prima di avere ascoltato le argomentazioni a difesa. 
Detto questo, alcuni punti fermi si possono già fissare. 
Le telefonate sono sicuramente imbarazzanti, considerato che intercorrono fra il ministro della Giustizia e familiari di personaggi coinvolti in uno dei più grandi scandali finanziari del dopoguerra.
La ministra è sotto attacco sia da parte del Movimento 5 Stelle che da una parte del Partito Democratico. 
Ma deve guardarsi ancora di più da coloro che fanno finta di prendere le sue difese. Il PDL  la sostiene, ma fa un accostamento, che non sta in piedi, fra il suo comportamento e quello di Berlusconi sul caso Ruby. 
E, essendo i fatti molto diversi, si aiuta con la disinformazione.
Per poter equiparare i due casi con un minimo di fondamento il direttore de Il Giornale Sallusti e, a ruota, Vittorio Feltri e i vari Gasparri, Santanché e Brunetta inventano.  Scrivono, infatti, che ha fatto pressioni sui magistrati per far scarcerare Giulia Ligresti. Circostanza che non risulta da quanto emerso finora e che è stata smentita, in modo categorico, dal Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli.
La Cancellieri, invece, ha ammesso di avere telefonato a dirigenti del DAP perché adottassero le misure idonee ad evitare atti di autolesionismo o danni letali alla Ligresti. 
Se circoscritto in questi limiti sembra difficile contestare la correttezza dell’intervento che, anzi, appare doveroso. La ministra ha ragione quando risponde alle critiche con un quesito: “cosa sarebbe successo se lei non fosse intervenuta e Giulia Ligresti fosse deceduta in carcere?”.
Risposta abbastanza scontata: si sarebbe potuto ipotizzare, addirittura, un procedimento penale a suo carico per omissione di atti di ufficio  e probabilmente per altri reati.
Tra l’altro, sembra che ci siano evidenze documentate che la ministra sia intervenuta con altrettanta sollecitudine anche in favore di detenuti sconosciuti che si erano rivolti a lei per problemi collegati alla loro condizione carceraria. Quindi, non sarebbe fondata nemmeno l’accusa di un trattamento preferenziale verso la Ligresti.
Nulla da contestare, quindi, allo stato degli atti, alla ministra per il suo operato. Che è ben diverso dalla telefonata di Berlusconi in Questura a Milano per indurre gli agenti ad affidare Ruby alla Minetti in violazione di precise disposizioni di legge con la favoletta della parentela con Mubarak,  per evitare che si aprisse un squarcio sulle feste di Arcore alle quali la ragazza aveva partecipato. 
Allo stato delle notizie rese pubbliche, la cosa più discutibile nel comportamento della Cancellieri non è quello che ha fatto ma sono le espressioni di solidarietà alla famiglia di un indagato per reati gravissimi, espressioni che potrebbero sembrare una presa di distanza dall’inchiesta. 
Anche su questo punto, però, è netta la differenza con le sguaiate manifestazioni di solidarietà di esponenti del centrodestra con indagati e condannati per reati anche molto gravi.
Si tratta, infatti, di dichiarazioni rigorosamente private e che appaiono improntate a una generica solidarietà compassionevole e non a una condivisione delle ragioni degli accusati di cui non c’è traccia nelle telefonate finora rese pubbliche.