BREXIT, ESITO INCERTO. IL PESO DELLA SCOZIA IN FAVORE DELL’EUROPA. ANCHE LA CITY TIFA PER L’UNIONE

David-Cameron

Il 23 giugno si vota in Gran Bretagna sulla eventuale uscita dall’Unione Europea. I sondaggi sono incerti e, nemmeno le dichiarazioni di voto di autorevoli personalità e organizzazioni sociali riescono a dare qualche elemento in più sul probabile esito del voto.
L’attenzione degli osservatori internazionali si è anche concentrata sul risultato delle elezioni amministrative, considerate l’ultimo test autentico in vista del referendum.
Al riguardo ha allarmato gli europeisti l’avanzata dell’Ukip, la formazione euroscettica di Nigel Farage, che ha fatto il suo ingresso nei Parlamenti nazionali di Scozia e Galles, e che sarebbe il sintomo del sentimento britannico contrario alla U.E.
In realtà, paragonare il voto amministrativo al referendum sulla brexit è quanto meno azzardato. Il fronte antieuropeista si presenta infatti trasversale, con sostenitori all’interno di tutte le forze politiche, così come quello pro Europa. Può risultare quindi particolarmente difficile fare previsioni basandosi sulle elezioni locali
L’unico elemento che si può considerare significativo è la posizione pro Europa della Scozia. Il voto scozzese è andato compatto verso il Partito Nazionalista scozzese, una forza politica fortemente filoeuropeista. 
La Scozia si presenta, da molti anni, come la parte del Paese più a favore della integrazione europea, e ciò è dovuto a motivazioni economiche e politiche. La regione scozzese, infatti, ha sempre visto nella U.E. un elemento di sviluppo della propria economia e una sorta di “contrappeso” alla forza dell’Inghilterra. Il rapporto tra Scozia ed Inghilterra, infatti, è piuttosto complesso, a causa della tradizionale contrapposizione all’Inghilterra che ha un peso determinante nel Regno Unito. Proprio questa opposizione ad una Gran Bretagna totalmente concentrata su Londra potrebbe giocare a favore dell’Unione Europea, e portare gli scozzesi a votare in massa per la permanenza del Paese nella U.E. Qualche analista si è spinto oltre, arrivando a sostenere che una vittoria degli euroscettici, e la conseguente uscita di Londra dall’Europa, porterebbe ad un rafforzamento degli indipendentisti scozzesi, con la possibilità che venga alla fine richiesto un nuovo referendum sull’indipendenza.
Ma, probabilmente, non avremo mai modo di verificare la fattibilità di un tale scenario, in quanto gli inglesi sono un popolo pratico, sensibile all’odore dei soldi e le perdite previste (calcolate dalla City con grande precisione) in termini di PIL, di occupazione e di reddito pro – capite a seguito di un divorzio da Bruxelles sono più che sufficienti a convincere anche i più riottosi a votare in favore della permanenza nella UE.