BENE RENZI SUI PREPENSIONAMENTI. NECESSARIO UN MASSICCIO TURN OVER NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

Nello Formisano

Dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio a Porta a Porta si può essere fiduciosi sulla efficacia delle misure in cantiere per superare le rigidità della legge Fornero in materia previdenziale.
La mia soddisfazione è duplice, perché viene avviato a soluzione un problema annoso del Paese e perché una nostra storica battaglia comincia a produrre risultati concreti.

Sono anni che mi batto in Parlamento e sulla stampa per introdurre nell’ordinamento elementi di flessibilità che consentano ai più anziani di accedere alla pensione con qualche anno di anticipo e riaprano ai giovani il mercato del lavoro.
Flessibilità sulla quale si è pronunciata favorevolmente in più occasioni anche la Camera dei Deputati.Ma in una materia così delicata solo un’iniziativa dell’Esecutivo poteva sbloccare la situazione.
Peraltro, l’istituto che sta mettendo a punto il governo, la cosiddetta Ape (anticipo pensionistico), è costruito con modalità tecnicamente valide anche se il prestito bancario, la polizza assicurativa e gli altri marchingegni dei quali si parla possono apparire una via contorta per arrivare a un risultato che si poteva perseguire con un percorso molto più lineare.
Riconfermiamo al riguardo le posizioni già illustrate in precedenza sia in atti parlamentari che su questo giornale.
Per superare la fase di stagnazione nella quale si trova la nostra economia è necessario un pacchetto organico di interventi di grande impatto, funzionali all’obiettivo di rilanciare la crescita. 
In tale contesto un turn – over su vasta scala che investa sia il settore pubblico che quello privato avrebbe un rilievo strategico in quanto farebbe crescere la domanda interna allargando la base dei percettori di un reddito stabile e influenzando positivamente i consumi, in particolare quelli di beni durevoli.
Un programma straordinario di prepensionamenti e assunzioni consentirebbe, inoltre, di conseguire altri due obiettivi di fondamentale importanza, quali l’aumento della produttività con l’immissione di lavoratori giovani e aperti all’innovazione in sostituzione di dipendenti al limite della pensione, stanchi e demotivati e il miglioramento della qualità dei servizi della pubblica amministrazione che, da tempo, è condizionata negativamente dalla crescita sempre più marcata dell’età media dei propri dipendenti.
L’Ape non è la strada maestra per raggiungere questi risultati. Però, può essere uno strumento utile allo scopo, a condizione che non sia eccessivamente penalizzante per coloro che vorranno aderire e non sia appesantita da intralci burocratici farraginosi.
Dopo l’intervento chiarificatore di Renzi ci aspettiamo che gli stanziamenti a sostegno della legge siano congrui e che le norme siano inclusive e semplici, tali da consentire una adesione di massa ai tanti lavoratori pubblici e privati che sono interessati a lasciare il lavoro con qualche anno di anticipo.
Quello che è mancato, finora, sia nelle dichiarazioni del Premier che in quelle degli altri esponenti dell’Esecutivo è la previsione, accanto agli esodi, di un massiccio piano di assunzioni nel settore pubblico e di idonei incentivi ad assumere nel privato.
La staffetta generazionale – comprensiva di prepensionamenti e assunzioni – può essere il volano per rilanciare l’economia con un modesto impegno di risorse finanziarie. Ma un programma monco, che comprenda solo i prepensionamenti, anche se apprezzabile sul piano sociale, sarebbe irrilevante ai fini dello sviluppo.