AUTOGOL DI SALVINI. ATTACCA MONS. GALANTINO E SI AUTOIDENTIFICA NEL RUOLO DEL POLITICO DETERIORE

Matteo Salvini non cessa di stupire. Dopo avere attaccato la Chiesa cattolica, il Papa, l’Unione europea, oltreché tutto l’arco costituzionale italiano, ha scelto il nemico principe, mons. Galantino, Segretario della Conferenza episcopale italiana.
Ma cosa ha detto Galantino di tanto grave contro Salvini.
Ha detto che i politici non devono cercare voti sulla pelle degli altri. Ma non ha fatto il nome di Salvini. È il segretario della Lega che si è autoidentificato nella definizione e si è sentito colpito.
Così come si è sentito colpito dall’espressione “piazzisti da bar”. Anche in questo caso il segretario della CEI è stato generico, ha preso come bersaglio una categoria di politici, senza personalizzare. Ma Salvini si è riconosciuto nell’identikit ed è partito all’attacco. 
Il prelato non ha fatto alcun riferimento a Salvini nemmeno quando ha definito la politica “un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di furbi e di cooptati”.
Anche in questo caso Salvini ha avvertito il colpo. Effettivamente, di furbi nella Lega ce ne sono tanti. I   traffici fra finanziamento pubblico e diamanti li ha inventati un leghista. E le carriere napoleoniche da disoccupato a deputato e, magari, a ministro o a segretario di partito sono un classico del movimento fondato da Bossi. Il quale, prima di assurgere alla guida di un partito, non si era certo distinto per meriti professionali o di lavoro. Così come lo stesso Salvini di cui, nel periodo antecedente l’impegno in politica si ricordano le esperienze televisive in trasmissioni quali “Il pranzo è servito ” in cui si autodefiniva “Nullafacente iscritto all’Università”
Ma, almeno in questo caso, Salvini è stato precipitoso, ha fatto un autogol inutile.  Di miracolati, in politica, non c’è solo lui. Il vescovo ha fatto un riferimento veramente ecumenico, in sintonia con la missione universale della Chiesa cattolica.
                                                                                                                            (andrea daniro)