APPELLO PER IL MEZZOGIORNO. LA DRAMMATICA SITUAZIONE ECONOMICO – SOCIALE RICHIEDE INTERVENTI IMMEDIATI E L’IMPEGNO DI TUTTE LE ENERGIE INTELLETTUALI A SOSTEGNO DELLE RAGIONI DEL SUD

Nello Formisano

L’affermazione di Raffaele Cantone, “che alcune zone di Napoli esploderebbero se non fosse per il lavoro della camorra”, non può essere archiviata come uno sfogo in libertà a una assemblea di giovani impegnati in politica. Affermazione, peraltro, completata da una interpretazione non minimalista dell’episodio dello striscione anticamorra strappato ai funerali del ragazzo ucciso alla Sanità  “Possiamo chiedere a costoro l’ipocrisia di dire no alla camorra?” e da una considerazione amara sul governo “Un progetto per il Sud non lo vedo. L’ho detto anche al Premier”.
La autorevolezza del Presidente dell’ANAC e la pacatezza del suo ragionamento rendono ancora più incisiva l’analisi e dovrebbero preoccupare tutti coloro che hanno posizioni di responsabilità e che dovrebbero impedire che il Mezzogiorno scivoli su una deriva di antagonismo rispetto allo Stato e che la criminalità organizzata tenti di assumere un ruolo di contropotere e di tutela degli interessi delle popolazioni meridionali.
Il pessimismo di Cantone, che noi condividiamo, deriva dalla gravità della situazione del Sud, con una disoccupazione che è a livelli analoghi a quelli dei paesi dell’Africa sub-sahariana e dalla indifferenza delle Istituzioni. Indifferenza che perdura da oltre venti anni e che segue una linea immutabile seguita da tutti i governi, di centrodestra, di centrosinistra e di tecnici estranei alla politica.
Renzi ha fatto un passo avanti importante, riconoscendo le colpe della comunità  nazionale verso il Mezzogiorno. Colpe storiche in quanto risalgono all’unità d’Italia, quando il Regno delle Due Sicilie aveva il più grande patrimonio industriale e la più florida situazione finanziaria dello Stato unitario, patrimonio industriale e finanziario di cui i “liberatori” si appropriarono con tracotanza, senza alcun riguardo per le ricadute che si sarebbero registrate nelle regioni meridionali del Regno. E colpe attuali, in quanto negli ultimi ventuno anni anche il Centrosinistra è stato prigioniero della sub-cultura leghista che, a partire dal famigerato Accordo Pagliarini – Van Miert, ha imposto una linea antimeridionale, con provvedimenti volti a concentrare, ancora di più che nel passato, nelle regioni del Nord le risorse del Paese.
Ma questo passo rimane un riconoscimento sterile se non è seguito da un piano di rilancio dell’economia meridionale che garantisca al Sud almeno le condizioni minime di una vita civile in linea con i dettami della Carta costituzionale e una crescita economica che assicuri livelli occupazionali comparabili con le altre aree del Paese.
Cantone è molto chiaro sul punto, “Un progetto per il Sud non lo vedo”. E la sua dichiarazione è tanto più significativa in quanto il Presidente della Autorità anticorruzione non è sicuramente classificabile fra gli oppositori del Premier o del governo.
D’altronde, lo avevo già scritto su questo giornale nella immediatezza degli eventi. Pur apprezzando la convocazione della Direzione del PD e le parole di Renzi, per affrontare il problema del Sud sono necessarie decisioni riguardanti investimenti, politica fiscale, incentivi allo sviluppo, infrastrutture e, soprattutto, è necessario imporre una ripartizione più equa della spesa pubblica corrente, nonché della spesa per investimenti, superando la tendenza consolidata a privilegiare le aree più sviluppate, tendenza che si è accentuata in modo patologico con la comparsa sulla scena della Lega Nord.
In tale evoluzione ci sono anche responsabilità del Mezzogiorno e, soprattutto, della sua classe dirigente.   Purtroppo, nella “seconda repubblica” non è emersa una leadership politica forte che potesse dare voce autorevole alle ragioni del Sud. Né hanno esercitato un ruolo di supplenza gli imprenditori che si sono chiusi nel loro privato, preferendo il successo negli affari a una battaglia dagli esiti incerti per tutelare gli interessi dei territori di riferimento.
Anche i neo governatori delle regioni del Sud sembrano indisponibili ad assumere un ruolo di rappresentanza generale delle popolazioni meridionali, evidentemente in quanto impegnati a tempo pieno nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali. 
Tanto premesso, la denuncia di Raffaele Cantone  evidenzia un ulteriore, gravissimo elemento di degrado che si va ad aggiungere a una situazione drammatica già in essere. 
Non dimentichiamo i precedenti storici. Già nel passato, subito dopo l’unità d’Italia, in assenza di una rappresentanza politica adeguata, il Sud delegò al brigantaggio la lotta contro le prevaricazioni dello Stato nazionale.
In tale contesto, nessuno può sottrarsi al dovere civico di dare il proprio contributo per incanalare in un percorso democratico la tutela dei diritti fondamentali delle popolazioni meridionali. E soprattutto non possono sottrarsi quelle poche personalità dal prestigio indiscusso che potrebbero fare da catalizzatore per un movimento di rinascita che finalizzi la propria azione a un duplice obiettivo: risvegliare le coscienze della società civile del Sud e riportare al centro della politica nazionale la questione meridionale. 
Pensiamo a intellettuali come Roberto Saviano, a esponenti istituzionali come Raffaele Cantone, agli ex Presidenti della Corte Costituzionale, a imprenditori come Antonio D’Amato, a economisti che al  Mezzogiorno hanno dedicato una vita di studi e di ricerche, a rappresentanti delle professioni e delle Università.  Pensiamo, soprattutto, al Presidente emerito Giorgio Napolitano che potrebbe fare da supremo garante dell’iniziativa. Un ruolo in continuità con la sua storia, considerato che dalla soluzione del problema del Sud dipende il futuro dell’Italia e che la rinascita del Sud è condizione indispensabile per la ripresa morale ed economica dell’intera nazione.
Non immaginiamo un ruolo politico, che svilirebbe il significato dell’idea ma una associazione, un’agenzia, un centro di elaborazione culturale che dia un bollino di qualità meridionale ai programmi, ai progetti, alle leggi, ai provvedimenti e, perché no, alle personalità chiamate a incarichi pubblici, la cui azione abbia un impatto diretto sulla qualità della vita e sul progresso economico e sociale del Mezzogiorno con ricadute indirette sull’intera economia italiana.
Un rating di meridionalismo che sia la misura dell’impegno della politica sul problema del Mezzogiorno, a cui i cittadini delle regioni interessate possano fare riferimento per scelte informate e consapevoli sia a livello elettorale che nella vita di ogni giorno.
In parallelo, sul piano parlamentare, ritengo sia necessario avviare la costituzione di un intergruppo che, superando ogni divisione di partito o di schieramento, coordini e consolidi con continuità la pressione sul governo e sui ministri competenti a tutela del Sud e a sostegno delle attività che saranno svolte dalla associazione sul territorio.