ALL’ESAME DELLA CAMERA LA TASSA SUI CANI. I PROVENTI DOVREBBERO ESSERE DESTINATI ALLA LOTTA AL RANDAGISMO. MA I DUBBI AL RIGUARDO SONO INEVITABILI

TASSA SUI CANI

Le norme che introducono nuove tasse non sono mai molto popolari. Ma alcune sono più irritanti delle altre, in quanto la motivazione con la quale vengono proposte è palesemente incongrua.
A questa categoria deve essere iscritta, ancora prima di vedere la luce, la nuova tassa sui cani non sterilizzati proposta da un deputato del Partito Democratico per essere inserita nella legge di bilancio.
Non è la tassa in sé che lascia perplessi, ma il tentativo di presentarla come una iniziativa in favore del mondo animalista.
La relazione di accompagnamento, infatti, dice che il nuovo balzello “dovrebbe contrastare il fenomeno del randagismo”.

Spiegazione singolare. Per contrastare il randagismo dovrebbero essere adottate misure contro l’abbandono degli animali e sanzionare chi se ne rende responsabile. 
Invece, si decide di colpire chi accoglie nella propria casa un cane. Avere un cane è una scelta che fa chi ha amore per gli animali ed è una scelta che comporta costi, anche rilevanti, per accudirli, curarli, assisterli. Costi che sono risparmi per lo Stato e per i comuni. Che senso ha penalizzare ulteriormente questa categoria?
La verità è che non c’è alcuna logica nella proposta. C ’è solo la volontà di aggiungere una nuova imposta all’armamentario, già troppo ampio, a disposizione dello Stato e dei comuni. 
E, ovviamente, quando si tratta di imposte, si cerca sempre la soluzione facile. In linea generale, si preferisce, piuttosto che stanare gli evasori, aumentare le tasse a chi già le paga. In questo caso, trattandosi di un problema specifico, si rinuncia a intensificare la battaglia contro chi abbandona gli animali e si colpiscono coloro che, invece, sono in prima fila in questa battaglia e che rappresentano un bersaglio facile da individuare. 
Peraltro, la norma non garantisce affatto che i proventi dell’imposta saranno utilizzati nella lotta al randagismo. Si tratterà, nella maggior parte dei casi della ennesima entrata comunale che andrà a coprire i buchi di gestioni deficitarie, caratterizzate dalla approssimazione e dalla disinvoltura nei metodi amministrativi.
C’è solo da sperare che i ripensamenti ancora possibili in regime di bicameralismo consentano di rivedere una scelta che è indifendibile. E che è considerata negativamente anche dagli specialisti e dalle associazioni del settore come i medici veterinari, le associazioni animaliste e l’Ente Nazionale Protezione Animali, alle quali, ovviamente, nessuno si è preoccupato di richiedere un parere e che temono un aumento degli abbandoni e del randagismo come unico effetto della nuova tassa.