PATTO MOVIDA. UN ESEMPIO DA TORINO PER LE ALTRE CITTÀ METROPOLITANE

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di Giuliana Tedesco – Assessore al Commercio Comune di Torino 
Lista MODERATI

Il tema della movida è stato osservato da ogni punto di vista, affrontato da assessori diversi, discusso con i residenti e con gli esercenti, esposto dai giornali ora con toni di sostegno, ora con toni di condanna.
Ciò che ho cercato di fare, fin dai primi giorni del mio mandato di Assessore al commercio e alla polizia municipale di Torino per il movimento dei Moderati, è stato di incontrare tutte le componenti in gioco e formulare un’idea che non fosse fondata sul “sentito dire” o su pregiudizi, ma su incontri diretti e analisi dei fatti.
Per questo motivo ho visitato Piazza Vittorio Veneto nei momenti di maggiore affluenza di gente e lo stesso ho fatto con San Salvario, in entrambi i casi in forma del tutto privata e informale.
Ho scelto di confrontarmi in egual maniera con i residenti e con gli esercenti, perché sono convinta che il compito dell’amministrazione non sia quello di scegliere una delle componenti e imporsi autoritariamente: il compito dell’amministrazione è quello di mediare tra le varie istanze, rispettando i legittimi diritti avanzati, valorizzando i punti di forza e risolvendo quelli di debolezza.

Il lavoro di dialogo tra l’Associazione degli Abitanti di Piazza Vittorio e l’Associazione dei Commercianti di Piazza Vittorio è iniziato nel mese di luglio dello scorso anno, quando ho deciso di dare un immediato segnale di presenza: due locali dell’area di Piazza Vittorio, particolarmente critici, sono stati chiusi a mezzanotte per tutta la stagione estiva grazie ad un’ordinanza contingibile e urgente.
Dopo questo provvedimento amministrativo, il confronto con entrambe le componenti è partito dalla chiara consapevolezza che l’Amministrazione volesse impegnarsi seriamente per risolvere il problema, in modo concreto e tangibile.
Il percorso, proseguito durante tutta la stagione invernale, si è concluso con la firma di un patto, che segna – me lo auguro – l’avvio di una nuova fase di rapporti più distesi tra le parti. 
Per la prima volta in Italia residenti, commercianti e amministrazione trovano un punto di incontro da cui partire per gestire il problema. 
La cosiddetta “patente a punti” per i locali della movida, come è stata chiamata dai giornali, è stata approvata dal Consiglio Comunale lunedì 28 maggio scorso.
L’accordo è una mediazione: i residenti avrebbero preferito una limitazione dell’orario tout court, mentre ai gestori dei locali sono richiesti sforzi supplementari in termini di pulizia, sicurezza e qualità del servizio. Il patto avrà una durata limitata nel tempo e si configura come una sperimentazione, potrà inoltre essere monitorato dai firmatari, che potranno proporre modifiche o integrazioni.
All’interno del Patto non sono previste nuove regole e nuove sanzioni, il Patto mette a sistema i regolamenti comunali già esistenti in un unicum normativo: in questo modo il comportamento dei locali verrà valutato nel suo complesso.
Ad ogni locale viene attribuito un punteggio iniziale di 20 punti e ogni violazione comporterà il decurtamento di un corrispondente punteggio. Nel caso di perdita totale dei punti i locali chiuderanno un’ora prima. La chiusura verrà anticipata progressivamente in caso di perdite ulteriori.
Occorre sottolineare che  il quadro normativo del settore è notevolmente mutato negli ultimi anni. Non rientra più, infatti, tra le competenze del Comune l’attività di concessione delle licenze, il cui ruolo è limitato alla verifica della regolarità normativa, sanitaria ed edilizia dei locali che richiedono nuova apertura. Inoltre, il decreto liberalizzazioni di recente approvazione incide pesantemente sulla disciplina degli orari di apertura. E’ chiaro come in un contesto come quello descritto, l’amministrazione non possa pensare di risolvere il problema agendo soltanto attraverso la leva sanzionatoria. Per due ragioni: perché le multe da sole non possono risolvere il problema, perché non possiamo pensare di controllare capillarmente e contemporaneamente tutti i locali potenzialmente rumorosi. La strada che perseguiamo con tenacia, certamente più lunga ma anche più efficace sul lungo periodo, è quella della concertazione e dell’accordo di carattere pattizio tra portatori di interessi differenti.
Molte amministrazioni comunali hanno richiesto di avere copia del testo del patto. La segreteria dell’assessorato al commercio sta provvedendo ad inviarlo alle città di Cagliari, Parma, Trieste, Firenze, etc, etc.
Inviando il testo del patto chiediamo una valutazione ed eventuali suggerimenti e integrazioni: crediamo, in questo modo, di poter affinare il meccanismo che “abbiamo inventato” e di poterlo rendere ancora più efficace.
Il Patto di Piazza Vittorio è un esempio di percorso politico moderato: concreto, partecipato, condiviso, responsabile.